BENVENUTA SCONFITTA

E’ successo di nuovo. Il centrosinistra non ha vinto. O meglio, il centrosinistra ha perso. Ormai per l’ennesima volta. Nonostante tutto giocasse a suo favore, il centrosinistra, ha di nuovo mancato l’occasione per governare. Abbiamo fallito. Ha fallito SEL, il partito di cui faccio parte e per il quale ero candidato, ed ha fallito il PD. Il centrosinistra ha dimostrato di non aver imparato nulla dalle precedenti sconfitte. Il centrosinistra ha dimostrato di non aver capito il paese. Il centrosinistra ha perso. Ed è colpa del centrosnistra. È soprattutto colpa del centrosinistra.
Sono davvero sconfortato da questi risultati elettorali, sono davvero stupito di quanti italiani votino ancora per un centrodestra così orrido e bieco. Ma non posso nascondere il mio sconcerto più grande. Che è figlio dell’aver vissuto per la prima volta dall’interno una campagna elettorale e una consultazione politica tra le più importanti del decennio. È uno sconcerto a cui sono preparato. È uno sconcerto che mi ha protetto dallo shock di questi risultati. È uno sconcerto che mi ha insegnato molte cose, e che mi ha fatto toccare con mano i nervi e la pelle del mio paese come mai avevo fatto prima. E quello che ho toccato, quello che ho vissuto non mi è piaciuto. Perché ho visto, e continuo a vedere, una sinistra quasi patologicamente schiava di una propria immagine, di un proprio “idealtipo”, che non è più coerente con la struttura sociale italiana. Rimanendo attaccati a questa immagine, a questo idealtipo, abbiamo guidato noi stessi verso la sconfitta. Con disarmante consapevolezza, quasi giustificando in anticipo la nostra probabile debacle lungo tutta la campagna elettorale.
Io credo che l’immagine di se stessa che ha la sinistra vada cambiata, credo che la sinistra debba prendere atto della realtà. E la realtà è che la sinistra, e con sinistra intendo il PD e SEL, commetta prima di tutto un grave errore di superbia. La sinistra in Italia, rifiuta consapevolmente, di conquistare una parte dell’elettorato di centro-destra. La sinistra italiana lavora per spostare il centro a sinistra, ma non lavora, si rifiuta di lavorare, per conquistare voti a destra. Credo che se ci si presenta al paese come forza di governo, e l’Italia è un paese con una destra molto forte, questo sia un errore madornale. E qui l’errore più clamoroso lo ha commesso il PD. Il PD avrebbe dovuto incoronare Renzi a proprio leader. Invece hanno concesso quasi a malapena a Renzi di fare le primarie, con la dirigenza del PD evidentemente infastidita dalla possibilità che un giovane di 38 anni con molto appeal comunicativo prendesse il posto Bersani. E la maggioranza del PD ha fatto di tutto per ostacolare un proprio giovane di 38 anni con molto appeal comunicativo a diventare il candidato premier. Questo è stato il grande, e imperdonabile, errore del PD.
Poi c’è l’errore di fondo della sinistra-sinistra, di SEL soprattutto. La sinistra-sinistra (ma anche il PD), oltre a non voler conquistare voti al centrodestra, commette un grave errore di fondo. Per spiegarlo ho bisogno di citare Sandro Pertini, quando dice che: “non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà”. Bene, è sul concetto di giustizia sociale (e sto per dire una cosa grossa), che ormai la sinistra-sinistra è andata fuori fuoco. Completamente. Secondo me, purtroppo, non ha capito che la giustizia sociale non è più solo “tutela” dei più deboli, tutela dello status quo, tutela dei diritti acquisiti. Ma è anche, e in Italia soprattutto, valorizzazione del merito delle persone. Giustizia sociale significa garantire le stesse possibilità e le stesse opportunità per il futuro a tutti. Troppi giovani non si sentono solo precari, ma si sentono anche umiliati da un sistema sociale che a fronte di classi lavorative giustamente tutelate, non li valorizzano. Troppi giovani lavoratori non hanno il posto che meritano, non hanno la responsabilità che meritano non hanno le possibilità e le opportunità che meritano. I giovani chiedono un’opportunità, e la sinistra non è in grado di dargliela. Perchè molto, troppo spesso, i posti che dovrebbero spettare loro per merito, sono occupati da qualcuno più tutelato di loro. Che non merita quel posto. Giustizia sociale significa anche non sacrificare le energie più buone, significa lasciare spazio a chi merita di più, significa trasparenza nella valutazione, nelle carriere, significa riconoscere che chi fa di più e chi è più bravo, e lo dimostra in maniera trasparente, deve essere premiato. Su questo concetto di giustizia sociale, strettamente progressista e davvero rivoluzionario, nel paese del familismo amorale qual è l’Italia, la sinistra-sinistra, la mia sinistra, ha fallito. Ed è per questo che non ha vinto.
Sono concetti e riflessioni che porto con me da parecchio tempo, e che sono frutto di ciò che vedo e ciò che mi accade quotidianamente. Sono concetti e riflessioni che ho condiviso con molte persone. Sono concetti e riflessioni che trovano conferma nei risultati elettorali odierni.
Prima di cambiare l’Italia dobbiamo cambiare noi stessi. Dobbiamo cambiare la sinistra.
Anzi, avremmo già dovuto cambiare da un pezzo. Gli italiani ce lo dicono da tanti anni. E noi abbiamo ascoltato solo le parole che ci faceva comodo ascoltare. Reificando un’idea di ciò che vorremmo essere, e perdendo il contatto con ciò che DOVREMMO essere. Continuare su questa strada è un errore madornale.
Se serve a capire questo, dunque, benvenuta sconfitta.

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NON SIATE CASTA.

Dunque, credo sia giunto il momento di fare alcune precisazioni. Io credo che in Italia un governo di sinistra, vero, non ci sia MAI stato. In tutta la storia della Repubblica italiana mai una volta la sinistra vera ha governato. Questo lo dico tanto, per cominciare, perchè è facile dimenticarsi di questo piccolo particolare, quando ci sono personaggi che di lavoro non fanno altro che ripetere tutti i guai che la sinistra (teoricamente) avrebbe fatto al paese 24 ore su 24.
Poi vorrei ricordare un altro paio di cose. Prima di tutto, io ricordo perfettamente che c’è stato un periodo in cui i politici stavano al governo, e intanto rubavano, ma nessuno ne parlava. Tutti rubacchiavano, gli italiani lo sapevano, e nessuno (o quasi) si indignava. Nessuno si indignava. Anzi, mi ricordo benissimo che mazzette, favori e bottiglie di vino al politico o al potente di turno erano considerate una NORMALITA’. Un pò da TUTTI. Lo ripeto per essere chiaro: DA TUTTI GLI ITALIANI. Questo periodo si chiamava “prima repubblica”.
Poi di colpo tutti hanno scoperto che chi governava faceva molto più il furbo di loro. Cioè rubava tanto, ma davvero tanto più di tutti gli altri. Allora tutti hanno cominciato a tirare le monetine a Craxi. Tutti insieme si sono indignati. E tutti insieme, nella confusione generale, hanno votato il più furbo di tutti. Quello che per salvarsi è sceso in campo, per salvarli TUTTI dai Comunisti e dalla Sinistra. E hanno votato inoltre quelli che promettevano di mandare a casa i LADRI (Roma Ladrona).
Tra una crisi di governo e l’altra, poi, gli italiani hanno trovato il coraggio (immane per loro) di mandare al governo una coalizione catto-comunista per ben 2 volte (!!!). La quale è riuscita nell’intento di alienarsi le simpatie di un’aLtra bella fetta della popolazione, di non fare delle leggi fondamentali quali per esempio il conflitto di interessi e una riforma elettorale decente, e che poi è caduta due volte: la prima per merito dei comunisti di allora, la seconda per merito di catto-mastelliani.
Il paese è finito così, grazie al voto degli italiani, nelle mani del solito furbo, che insieme ai soliti che promettevano di mandare a casa i ladri, ha guidato allegramente il paese in una crisi economica e sociale di cui francamente nessuno sentiva il bisogno. Tutto questo devastando il senso civico di tutti, calpestando i diritti dei più deboli, demolendo la credibilità italiana all’estero e ridicolizzando l’immagine di ognuno di noi.
Tutto questo incolpando sempre e comunque LA SINISTRA. Già, perchè in vent’anni di governo preponderante di DESTRA (PDL e Lega), la colpa di tutto quello che è andato storto, che era andato storto e che andrà storto è sempre stata della SINISTRA. Che in realtà, come puntualizzavo sopra, non ha MAI governato. Anzi, ogni volta che in Italia c’è stata la possibilità che la sinistra andasse al governo TUTTI gli altri si sono organizzati perchè ciò non avvenisse.
Adesso, TUTTI si sono accorti che quello furbo ha rischiato di far pagare le sue furberie a tutti noi, e che quelli che dicevano di voler mandare a casa i ladri, erano ladri pure loro.
Adesso, dunque, la SINISTRA ha davvero la posibilità di andare al governo. Eppure, di nuovo, TUTTI si sono coalizzati per far si che ciò non accada. Strano eh?
Un grillino qualsiasi direbbe che è tutto in “komplotto della kasta”. Invece TUTTI di nuovo sono pronti a mettere in mano il paese a quello furbo. Ma non quello di prima, un’altro. Uno che fa il comico di professione, e che avendo ben presente i tempi comici e la retorica, ha capito tutto di come l’altro furbo si è fatto votare e non ha nemmeno bisogno di comprarsi le televisioni, tanto c’è la RETE che gli italiani sanno usare “benissimo”. Quindi fa un bel miscuglio di retorica berlusconiana e slogan leghisti, mette tutti sullo stesso piano, scrive un programma a punti che somiglia tanto alla Manifesto di Verona del 1943 (e nessuno se ne accorge) e si prepara a entrare in pompa magna in parlamento.
Bene, la morale di tutto questo qual’è?
La morale è che, casta o no, la “casta degli italiani” si prepara a non cogliere per l’ennesima volta l’opportunità di eleggere un governo di SINISTRA. L’unico governo che non c’è mai stato in Italia. L’unico governo che tutti hanno sempre osteggiato, TUTTI. Forse la casta degli italiani ha paura della giustizia sociale, forse ha paura degli omosessuali, o forse trema di terrore di fronte a quella faccia da aguzzino di Bersani, forse pensa che se vota sinistra verranno sotterrati dalle tasse e dai balzelli e che tutti gli immigrati che invadono le strade e le città italiane diventeranno “casta” anche loro e gli ruberanno tutti i diritti.
Il fatto è che, se per un secondo la smettessimo tutti quanti di essere “casta”, e guardassimo alle possibilità che abbiamo. Io penso che il meglio per l’italia sia un governo stabile. E un governo di sinistra. Perchè un governo di sinistra è l’unico governo stabile e nuovo che ora può succedre. Al di là di tutti i se, di tutti i però, di tutto quanto. Lo ribadisco. Non c’è mai stato un governo vero, di sinistra, in questo paese. E la cosa migliore che possa succedere è che ci sia. Questo è il vero cambiamento. E per far si che ciò avvenga c’è solo un modo.
Non siate casta: votate Sinistra Ecologia e Libertà.

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FA LA COSA GIUSTA

Oggi ho autenticato le firme e timbrato le carte. E da domani sarò ufficialmente candidato nella lista di Sinistra Ecologia e Libertà alla Camera dei Deputati. Sarò decimo in lista. Ma non è di questo che voglio parlare. Voglio solo raccontarvi la sensazione che sto provando. Nel momento in cui i cittadini italiani sono chiamati, tra poco meno di 2 mesi, a scegliere il proprio futuro, e si ripetono puntuali i soliti clichè retorici, il solito pensiero ultrà, il solito centro-(montismo), le solite rese dei conti disfattiste, il solito vaticano. Mentre accade tutto questo, mentre gli italiani fanno per l’ennesima volta gli “italioti” e si incollano in novemilioni davanti a Berlusconi. Mentre parlo con le famiglie intorno a me e poi guardo mia moglie che mi dice “ci vorrà ancora un bel po’ di tempo”, mentre è di nuovo tutto possibile. Mentre per l’ennesima volta tutto può cambiare, e probabilmente non cambierà. Mentre tutto questo accade, penso che mi piace. Mi piace, molto, essere decimo in lista per Sinistra Ecologia e Libertà. Perché sono in ottima compagnia, perché voglio che vinca il centrosinistra, perché questo paese non è mai stato governato da un vero centrosinistra.
Sono contento di essere coinvolto personalmente in questa opportunità di cambiamento, in questo turning-point storico per il mio paese. Sono assolutamente e definitivamente convinto, che sia necessaria una vittoria netta e inequivocabile del PD insieme a SEL. Cosi alla Camera come al Senato di questa sbrindellata Repubblica. Non sono mai stato consapevole come ora delle macerie civili e sociali in cui versa l’Italia. Sono assolutamente convinto che tutti gli italiani ne possano uscire solo liberandosi da una parte di loro stessi, guardandola in faccia, accettandola e scegliendo di cambiare. Scegliendo Sinistra Ecologia e Libertà. Scegliendo il Bene Comune.
Io non nascondo che vivo le mie scelte in maniera molto critica, soprattutto quelle politiche. Ho i miei problemi e i miei dubbi esistenziali nel collocarmi politicamente, ormai mi sta stretto quasi tutto. Forse perché mi sta stretta l’Italia. Non amo più incondizionatamente posizioni ideologiche, categorie che ormai considero superate, e cerco sempre e comunque di arrivare a posizioni politiche originali, alternative e nuove. C’è bisogno di modernità, di novità e di progresso, in questo sbrindellato paese. C’è bisogno di costruirlo, questo progresso, di disegnarla questa modernità, di abituarsi e di apprezzare giorno per giorno ed accettare il cambiamento che si impone ovunque nel nostro quotidiano. Il cambiamento e la modernità non si ottengono distruggendo, ma costruendo. Non si ottengono demolendo l’esistente, tanto poi qualcosa o qualcuno arriverà. Bisogna lavorare, per cambiare bisogna la-vo-ra-re. Cambiare le cose non è mai riposante, non è mai semplice, ci vuole impegno.
Sono sicuro, che per fare questo, per cambiare, per modernizzare e per inventare un’Italia migliore si debba partire dai diritti. Dai diritti. Nel secondo dopoguerra, di fronte ad un’Italia devastata dalla guerra, poverissima e misera, la politica ha riempito la nostra Costituzione Repubblicana di Diritti. Di fronte al nulla, di fronte alla crisi, l’Italia del dopoguerra si è risollevata partendo dai DIRITTI.
Gli stessi diritti di uguaglianza e di giustizia sociale che hanno sempre e dico SEMPRE pervaso le azioni, le parole, e la vita che mi hanno trasmesso i miei famigliari. Mia madre contadina e cameriera, mio padre camionista, mio nonno contadino. Persone povere, ma ricche, ricchissime di RISPETTO per tutti gli esseri umani. Per tutti. Persone di una curiosità intellettuale infinita, se paragonata al grigiore mentale imposto dall’egemonia sottoculturale che ha colonizzato negli ultimi anni l’Italia. Io non ho mai rinunciato alla mia curiosità intellettuale. E mai lo farò.
E’ per questo, perché cambiare significa prima di tutto togliere le barriere, che di fronte alla crisi economica, a cui è sacrosanto rispondere nei dovuti modi e nelle dovute sedi, io sono convinto che per ripartire sia necessario cominciare dai diritti. I diritti che sono già scritti nella nostra costituzione. La giustizia sociale tanto cara a Sandro Pertini. L’amore di Pasolini per il sottoproletariato. L’assoluta apertura mentale verso il mondo che mi hanno trasmesso i miei genitori. Prima ancora che dallo spread, dal PIL, dal debito sovrano. Se vogliamo vincere la crisi, se vogliamo avere un futuro, se vogliamo costruire qualcosa. Dobbiamo partire da qui. Dalla società dei diritti, dalla rimozione dei nepotismi e dei familismi amorali.
Per questo sono felice di essere candidato con Sinistra Ecologia e Libertà. Per questo è necessario che vinca il centrosinistra. Per questo, è il momento di abbandonare la retorica disfattista, è il momento di abbandonare il pensiero ultrà, di smetterla di compiacersi di se stessi di fronte alle porcherie delle “caste”, di fronte al declino di chi fino al giorno prima avete votato. Perché è inutile nasconderlo: avete votato, in molti di voi, per questo sfacelo. Ora basta.
Facciamo, per una volta, la cosa giusta: facciamo vincere il centrosinistra.

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81 VOLTE GRAZIE A TUTTI

La mia candidatura, inaspettata e forse avventata, mi ha comunque premiato con il terzo posto assoluto in Provincia di Treviso. E anche se ufficiosamente, con 81 voti, sono il meno votato a livello regionale, non importa. Perché Queste primarie si sono dimostrate quello che dovrebbero essere. Una porta aperta per far partecipare tutti i cittadini alla vita politica del proprio paese. I dati premiano i candidati della provincia di Venezia, dove ho comunque preso (ufficiosamente) 23 voti.
Per tutto questo, e per il fatto che sarò per la prima volta in lista alle prossime politiche.
Grazie a tutti. Di cuore.

grazie

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UNA SPLENDIDA GIORNATA DI SOLE

Domani 30 dicembre si svolgeranno le primarie SEL. Si svolgeranno qui. Mi sono candidato perché voglio che l’Italia sia un paese migliore. E sono convinto di poter contribuire a renderlo tale. Queste sono primarie fatte velocemente, sono primarie migliorabili, sono primarie difficili. Ma hanno il grande merito, queste primarie come quelle per il candidato premier, di aver messo nelle mani delle persone qualche grammo di peso in più nella politica di questo disastrato paese.

Spesso quando parlo dell’Italia, le persone mi dicono che sono uno di quelli che se ne vogliono andare, perché qui non gli piace. E’ vero. Il solo pensiero di un solo altro giorno come sono stati gli ultimi anni di governo di centrodestra, mi ripugna. Sono pronto a fare le valigie. Non sono mai stato consapevole come lo sono oggi dei difetti e dei problemi endemici di questo paese. Sono assolutamente convinto che siano problemi strutturali e culturali. Che non possono essere cambiati in pochi mesi, nemmeno in pochi anni. Il nepotismo, il clientelismo, il familismo-amorale sono parte di noi stessi. Io li rifiuto. Sono convinto che siano questi i veri problemi che tengono ferma l’Italia. La consapevolezza di affrontare questi temi, tuttavia, non basta. E’ un punto di partenza, una base su cui costruire un modello di società. Per risollevare l’italia bisogna investire sul futuro creando le basi per un Italia senza corruzione, senza clientele, senza caste e senza evasori fiscali.

Bisogna però anche avere una visione d’insieme, un paradigma con cui progettare un futuro migliore. Il mio paradigma non può che essere una moderna socialdemocrazia. Con un welfare equo e funzionante, un’economia di mercato libera da interessi corporativi, una cultura dell’iniziativa d’impresa basata sull’innovazione e sulla creatività, e soprattutto giovane e libera.

Queste primarie hanno dato la possibilità alle persone come me, da sempre impegnate a criticare i sistemi e a pensare politico nei salotti e consessi virtuali, di mettersi in gioco. Di fare un po’ sul serio. E’ una grande occasione per la mia generazione di provare a fare qualcosa. I grandi ideali e i grandi principi si scontrano con una realtà in cui bisogna sporcarsi le mani, e piegare la schiena. Anche i contadini si sporcano le mani e piegano la schiena. Per rendere fertile la terra. E’ ora di rendere fertile l’Italia, di sporcarsi le mani al di là di ogni scusa. E’ ora di far crescere e fiorire il nostro paese. Mai come ora abbiamo la possibilità di farlo.

Questo è quello che mi ha insegnato questa fine 2012. E comunque andranno domani le votazioni non importa. La squadra di SEL con cui mi candido è un’ottima squadra, sono in compagnia di persone speciali.

Sfrutatte queste primarie, andate a votare. Piantate un seme. E godetevi una splendida giornata di sole, e di fine anno.

DOVE SI VOTA

buldraeden

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L’AGENDA BULDRINI [parte 3]

Sto per parlare di un tema che mi sta particolarmente a cuore. Questo mio microscopico sforzo di esprimere la mia visione di Europa, in questa piccola competizione elettorale lo voglio dedicare con ogni neurone del mio cervello a Josip Reihl-Kir: passaporto Jugoslavo, nazionalità Croata e tedesca, ma soprattutto Europeo.

Europa

– io mi sento europeo. E voglio più Europa. Il lavoro che faccio e le esperienze di vita che ho percorso mi hanno portato a conoscere e amare il mio continente. Mi sento Europeo Italiano. Sono convinto che il concetto di Stato Nazione vada superato. Questo concetto porta dentro di se il germe del nazionalismo, e costituisce l’ultima e vetusta eredità di un passato europeo fatto di conflitti e guerre.

– La creazione della Comunità Europea prima, e dell’Unione Europea successivamente, ha permesso che non succeda più quello che è successo ai miei nonni. Mio nonno paterno arruolato nell’esercito Italiano, quello materno in quello Austriaco; entrambi impegnati nella prima guerra mondiale l’uno contro l’altro. I miei nonni si sparavano in guerra. Il loro nipote è cittadino dell’Unione Europea, i miei figli saranno cittadini degli Stati Uniti d’Europa, i figli dei miei figli saranno Europei cittadini di un continente senza confini, fatto di governi locali vicini al cittadino, e di un Governo Europeo democratico, sociale, moderno.

– Nel breve periodo è necessario rafforzare l’Euro, attraverso la democratizzazione delle attuali istituzioni europee. Non basta una moneta unica. Serve un’Europa democratica che si muova con politiche uniche al proprio interno e verso il resto del mondo. E’ prioritario definire una legge elettorale unica per il parlamento europeo, che preveda la possibilità di eleggere liste ed esprimere preferenze transnazionali, e che permetta di eleggere direttamente il Presidente della Commissione Europea. Quest’ultima figura dovrà anche ricoprire la carica di Presidente del Consiglio Europeo. Eletto dai cittadini.

– Sempre nel breve periodo bisogna rivedere il ruolo stesso del Consiglio Europeo. Questo organo, espressione della sovranità degli Stati, non deve più avere l’ultima parola sulle proposte di legge e sulle norme proposte da Commissione e Parlamento. Al contrario, deve assumere un ruolo di garanzia dei principi fondamentali, espressi nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione.

– in quest’ottica va semplificato l’iter legislativo per i regolamenti e le direttive europee. Mantenendo il principio della sussidiarietà.

– Nel lungo periodo, e di questo sono particolarmente convinto, sarà necessario trasformare l’Unione Europea non più in una specie di federazione di stati, ma in qualcosa di molto più ambizioso, qualcosa che corrisponda alla sua stessa natura multinazionale, multiculturale e multietnica. La mia visione è quella di un’Europa Europa: un’ unione di Governi Regionali Autonomi, transnazionali. Con organi di governo il più vicini possibile ai cittadini. Il ruolo degli stati nazione deve essere sempre meno importante. Nella mia ottica lo stato nazione non esisterà più. Sopravviverà il concetto di nazionalità, che però deve perdere la parte di significato che genera confini e barriere tra i popoli e le culture. Non esiste nazione europea senza una minoranza al proprio interno. Non esiste confine interno europeo che non sia stato conteso e ridisegnato decine e decine di volte. Ciò significa che le nazioni non sono concetti statici, non sono mero territorio. Il concetto di nazionalità deve ancorarsi a un livello più alto, rispetto al mero concetto di territorio. La nazionalità è in primo luogo cultura. CULTURA. Questo ci hanno insegnato 2 guerre mondiali e una guerra civile europea (in ex Jugoslavia).L’Europa è fatta da un pezzo, tocca agli europei diventare adulti, diventare grandi, diventare europei veri.

– L’Europa va poi allargata il più possibile. Va favorito ancora di più e va velocizzato l’ingresso in Europa di Bosnia, Albania, Montenegro, Serbia e Macedonia. Nella visione di un’Europa futura non può mancare la Turchia, e non può mancare il Libano.

– L’Europa, infine, deve interloquire con Ucraina e Bielorussia, fino a valutarne l’ingresso a pieno titolo. L’Europa è mediterranea, e deve quindi dialogare apertamente con tutti i paesi del Mediterraneo, compresi i paesi arabi del nordafrica.

Tengo particolarmente al tema dell’Europa, e voglio essere chiaro. Quello che ho scritto per il breve termine è fattibile già domani. Quello che è importante è superare le nazionalità e i nazionalismi. Non hanno più senso. L’Europa è un miscuglio di storia e popoli, è una mole di arte, cultura e tradizione che non ha rivali nel mondo. L’unico modo che abbiamo per competere con Cina, Indie e gli altri nuovo colossi è prendere coscienza della nostra identità. Della nostra grandezza non come singoli stati, ma come continente culla di una civiltà e di una cultura unita e unica nella diversità. L’Europa è, geograficamente, il continente più particolare della terra, è bagnata dal mare interno con più segni di culture sovrapposte e diverse nei secoli. Siamo tutti europei, dobbiamo restituire alla nostra casa la dignità che spetta ad essa.

Tornare indietro, rivolgersi di nuovo agli stati nazione, significa non avere una visione prospettica del futuro. Significa non investire, non crescere, non fiorire. Voglio vivere in Europa, voglio i miei figli cittadini europei, capaci di parlare più lingue, di capire più culture e di essere aperti alle diversità, di essere ampi ed accoglienti come il mediterraneo.

L’Europa deve essere inclusiva e non un club di nazioni bulle e con i conti a posto.

europa

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L’AGENDA BULDRINI [parte 2]

eccovi serviti: il testo sarà pieno di refusi. Ma sono le 2 di notte. Anche queste sono primarie.

Lavoro

– il nostro paese è fondato sul lavoro, qualità del lavoro significa quindi anche qualità dell’Italia, qualità della vita e qualità della società

– la mia generazione ha subito la trasformazione del mercato del lavoro in senso liberale, trasformazione che ha creato sacche di precariato che tuttora persistono. Molto spesso, chi subisce il lavoro precario, è più formato, più competente e più capace di chi non ha subito tale trasformazione. E’ doveroso combattere il precariato con la valorizzazione delle capacità, dei risultati e dei curriculum delle persone.

– Chi è necessario per il posto di lavoro, non può lavorare a scadenza. Dobbiamo avere come obbiettivo un piano di medio termine per la stabilizzazione dei lavoratori precari nel pubblico.

– Più in generale, la cosiddetta flessibilità della domanda non può tradursi in un carnet di contratti che mantengano uno status-quo nel quale la via più semplice sia non far crescere professionalmente le persone. Ci sono troppe forme contrattuali a scadenza, e nessuna forma contrattuale in grado di favorire (sia dal punto di vista di chi offre il lavoro e sia dal punto di vista di chi lo domanda) la crescita e la carriera di chi lavora.

– è per questo che si è venuto a creare un esercito triste di giovani precari, senza prospettive, che conseguentemente affrontano il mercato del lavoro senza la spinta, senza le aspettative e senza l’adeguata iniziativa che sarebbe necessaria, e che sarebbe favorita da un mercato del lavoro basato sulla carriera degli individui e sul merito.

– non basta stabilizzare i posti di lavoro, dobbiamo stabilizzare il futuro dei giovani

– dobbiamo mettere nelle condizioni chi offre lavoro di poter favorire nuove assunzioni, attraverso sgravi fiscali sulle assunzioni di giovani lavoratori, attraverso il cofinanziamento pubblico di piani di formazione settoriali per le aziende, in cambio di posti stabili con carriere adeguate.

– dobbiamo garantire posti stabili, e carriere adeguate, carriere premiali, carriere trasparenti. Solo con queste prospettive, con queste speranze di futuro, possiamo risollevare il mercato del lavoro

– e’ prioritario incentivare l’iniziativa privata, l’impresa sociale e cooperativa attraverso garanzie per il credito. In concerto con politiche sull’innovazione adeguate è prioritario favorire il credito per le piccole media imprese tecnologiche, finanziare le start-up, e gli incubatori tecnologici.

– Subito micro-credito alle donne che hanno idee imprenditoriali

– la Sinistra non deve avere paura dell’iniziativa privata, deve anzi qualificarla in senso sociale, innovativo e progressista attraverso i punti di cui sopra. E’ il nostro terreno, e non quello della destra.

Welfare

– il welfare non può che partire dal reddito minimo garantito, come già avviene in altri paesi europei

– è un dovere morale far pagare le tasse dovute a tutte le istituzioni religiose, compresa la Chiesa Cattolica. Che pagherà l’IMU su tutti gli immobili che generano un profitto e che non sono luoghi di culto.

– gli istituti privati e religiosi non possono sostituirsi allo stato. E’ necessario rivedere i contributi pubblici alle scuole private. Con i soldi risparmiati è doveroso finanziare l’incentivazione alla creazione di asili nido, è necessario assicurarne la fruizione da parte dell’utenza in base al reddito

– politiche per la famiglia: devono essere valide per TUTTE le famiglie, come approfondiremo nella parte “diritti”. Tutte le famiglie vanno aiutate, senza distinzione di genere, di tipo di unione, di nulla. Welfare per tutti. Come da art. 3 della nostra Costituzione

– Le politiche per la famiglia devono mettere in condizione i nuclei famigliari di poter creare un progetto di vita con un orizzonte temporale di almeno 20 anni. Dobbiamo assicurare sostegno ventennale alle famiglie giovani.

– ciò si deve tradurre, attraverso i risparmi di cui ho parlato nella parte relativa all’economia, in detrazioni fiscali sulla costruzione, sull’acquisto e sulla ristrutturazione di prima casa delle nuove famiglie.

– troppe famiglie non riescono a pagare il mutuo della loro casa, e troppe famiglie non riescono a comprare una casa: le amministrazioni locali devono essere messe nelle condizioni di finanziare gli interessi dei mutui, in base al reddito famigliare, in modo tale da abbattere in maniera consistente il proprio debito.

– le donne che lavorano devono essere incentivate a lavorare, e a mantenere il posto di lavoro, devono essere messe nelle condizioni di poter lavorare, per i loro figli e per loro stesse.

– è doveroso rivedere gli squilibri del sistema pensionistico. E’ necessario liberare risorse finanziarie ponendo un tetto massimo alle mensilità pensionistiche. Niente più pensioni d’oro. Per nessuno.

– nessun diritto esistente alle cure sanitarie deve essere toccato.

– gli enti locali devono essere incentivati attraverso trasferimenti premiali, a raggiungere attraverso sistemi di certificazione della qualità, standard sanitari di alto livello.

– il sistema carcerario dello stato ha bisogno di essere riportato a standard di dignità che spettano a società civili, e che abbraccino in pieno i principi universali di dignità della persona.

diritti

– tutti gli esseri umani nascono uguali, e muoiono uguali. La società più avanzata è quella società che include le diversità, la società migliore è quella fondata sulle diversità. Il confronto tra diversità, il miscuglio delle diversità, crea progresso, crea eccellenza, crea il cambiamento, crea la capacità di affrontare e sfruttare il cambiamento.

– se la famiglia è il cuore della società, deve essere famiglia senza discriminazioni. Il matrimonio civile deve essere possibile per tutte le persone che vogliono unirsi con questo contratto sociale. Indipendentemente dai gusti sessuali, dagli orientamenti di genere o da qualunque altra cosa. Un SI netto ed inequivocabile, dunque, ai matrimoni omosessuali, e alle famiglie omogenitoriali.

– il Parlamento svizzero ha recentemente deliberato che: ogni adulto, a prescindere dal suo stato civile o dal suo modo di vivere, può adottare il figlio del proprio partner, se l’adozione costituisce la migliore soluzione per il bene del bambino. Il momento è qui ed ora.Diciamo Un SI netto alla possibilità di adottare per tutte le coppie, eterosessuali o omosessuali. Mettere al centro la famiglia siginifca riconoscere che la famiglia è amore, collaborazione, unione, prospettiva, progetto e futuro per tutti. Concetti che non hanno sesso. Che sono i valori su cui si fonda la vita stessa.

– priorità assoluta ad una legge contro la violenza di genere, perché le donne non siano più vittime della violenza dei propri compagni, dei propri mariti e degli sconosciuti, e si sentano sicure e tutelate nel denunciare gli abusi subiti.

– altra priorità assoluta: legge contro l’omofobia. E’ prioritario combattere la cultura del paternalismo, del machismo e dell’omofobia. I cui danni e la cui violenza sono una violenza per tutta la società e non solo per chi la subisce.

– per ciò che riguarda i figli degli immigrati: non possono e non devono essere discriminati. Chi nasce in Italia da genitori stranieri e completa il ciclo della scuola dell’obbligo nel nostro paese è italiano. Punto. Crediamo in questo concetto, e riconoscere la nazionalità italiana e europea a queste persone è davvero il minimo. Cittadinanza sicura ai figli degli immigrati alla fine del ciclo di studi dell’obbligo. E’ un imperativo morale.

parte_2

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L’ AGENDA BULDRINI [parte 1]

Davvero non ho il tempo, e nemmeno la forza di scrivere un’agenda programmatica. Quelli che seguono sono spunti, temi e ragionamenti che voglio condividere con voi. E che sono la base di ciò che penso e di ciò che vorrei fare per l’Italia. Non vi chiedo semplicemente di leggerli e giudicarli, vi chiedo di aiutarmi a migliorarli. Ecco i primi due: “economia e innovazione” e “debito pubblico e spread”. Seguiranno “Lavoro”, “Europa”, “welfare”, “ambiente e energia”, “diritti” e “politica estera”.

Economia e (è) Innovazione

– Rinnovare l’economia, con politiche che spostino il valore dalla quantità della produzione alla qualità dei beni prodotti, e dalla quantità di prodotti consumati alla qualità dei consumi.

– Ricominciare ad investire in Ricerca e Innovazione, garantendo il mantenimento delle quote di finanziamento ordinario per le Università e aumentando del 30% gli investimenti in ricerca e innovazione nei prossimi 5 anni (fermi in rapporto al PIL al 1985). Questo come obbiettivo minimo.

– Riqualificare il motore del lavoro e dell’economia, ovvero le persone. Non siamo consumatori, siamo cittadini. Dobbiamo garantire il merito in tutti i posti di lavoro, soprattutto nelle carriere strategiche, nella ricerca, e nelle posizioni manageriali. Il merito dove serve di più. Il merito dove ora ci sono le clientele e il nepotismo. Questo significa Qualità del lavoro, qualità dell’economia, e Giustizia Sociale. Che significa mettere TUTTI nelle condizioni di diventare ciò che vogliamo, nel miglior modo possibile.

– Riportare a casa le eccellenze italiane: il 75% dei ricercatori eccellenti italiani, con in mano un finanziamento europeo dell’ERC, lo ottengono in università straniere. Queste persone sono le nostre migliori risorse. Che noi regaliamo letteralmente ai nostri competitor. E’ prioritario creare un fondo dedicato, per permettere a queste persone di poter rientrare in Italia nella posizione che si meritano, creando posti di lavoro qualificati, creando le condizioni perché fiorisca la qualità delle idee, la qualità dei prodotti, la qualità dell’economia.

– Favorire la creazione in Italia (per esempio a Marghera) di centri di eccellenza internazionali dell’Innovazione. Entro il 2018 ci sarà spazio per la creazione di nuovi nodi dell’European Institute of Innovation and Technology. E’ strategico, e prioritario, che l’Italia sia la sede del nodo manifatturiero, e di altri nodi strategici per l’economia del paese. Essere un nodo dell’EIT significa finanziamenti per il territorio, posti di lavoro qualificati, e opportunità per lo sviluppo industriale. Il tutto finanziato dall’Unione Europea.

debito pubblico e spread

– bisogna affrontare il tema a livello Europeo e non più nazionale. E’ necessario spostare il vincolo del pareggio in bilancio dai singoli stati al livello Comunitario. Se deve essere pareggio in bilancio che sia Pareggio di Bilancio Unico Europeo.

– sempre un questa ottica, e conseguentemente, si dovrà prevedere la creazione degli Eurobond, a garanzia del debito pubblico continentale-europeo. E fine dello spread. Per sempre.

– dobbiamo gestire in maniera più efficiente la cosa pubblica, gli enti pubblici. Dobbiamo premiare ed incentivare le persone che lavorano bene nel pubblico, ad ogni livello. Chi contribuisce all’efficienza della gestione della cosa pubblica deve essere premiato a tutti i livelli. L’impiegato che facilita l’accesso ai servizi per il cittadino deve essere premiato tanto, se non di più, del manager o del presidente di un ente.

– E’ necessario introdurre una cultura pro-attiva nella cosa pubblica. Fornendo ai dipendenti pubblici la formazione che meritano, responsabilizzando il loro ruolo, premiando le loro capacità. Dobbiamo lavorare per un’amministrazione pubblica che faciliti la risoluzione dei problemi dei cittadini, e che al contrario non rappresenti una barriera burocratica in tal senso.

– a livello nazionale, e come obbiettivo a breve termine, occorrerà in primo luogo far pagare le tasse a TUTTI. Oltre alla Casta dei politici, esiste una casta ben più pericolosa e dannosa: quella degli evasori. Colpirli significa anche introdurre il reato di evasione fiscale per medio-grandi evasori.

– dobbiamo, nell’ottica di una maggiore integrazione europea, spendere meno per armi, esercito e missioni di “pace”. Queste spese vanno, non solo diminuite, ma spostate a livello Europeo. Un Esercito europeo significa che non dovremmo pagare più un esercito nazionale.

– nel quadro del bilancio statale dobbiamo ripensare al metodo di finanziamento degli enti locali. Ciò non significa automaticamente “federalismo fiscale”. Significa dare autonomia amministrativa agli enti locali, unita a competenze legislative e autonomia finanziaria. L’obbiettivo non sarà il mero risparmio, ma l’avvicinamento del cittadino all’amministrazione. Più autonomia alle regioni significa meno vincoli per le politiche più vicine alle persone.

Come ho già detto, si accettano contributi e consigli. Da tutti. Ricordatevi: 30 dicembre, collegio Veneto2.

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CI SONO ANCH’IO

Bene, è ufficiale: sono candidato alle primarie di Sinistra Ecologia Libertà per la Camera dei Deputati, nel collegio Veneto 2. Avevo pensato di candidarmi fin dal primo momento in cui si è iniziato a parlare di primarie per il parlamento, e il mio desiderio si è potuto concretizzare grazie alla volontà di SEL di essere fino in fondo un movimento inclusivo, di essere una forza aperta, che punta a crescere e a guardare oltre se stessa. Sono assolutamente consapevole di ciò che significano queste primarie, di come ci siamo e di come ci sono arrivato. E sono ancora più consapevole dell’assoluta crucialità del passaggio politico che l’intera Italia sta per affrontare con le prossime Politiche.

Ho passato molto tempo, e speso molta energia, per protestare, per dissentire, e soprattutto per pontificare dalle pagine di blog, da facebook, e nei discorsi con centinaia di persone. Vivo quotidianamente, a livello professionale, il senso di frustrazione, e a volte la rabbia tutta italiana, di essere consapevoli dei difetti e dell’incultura di questo paese, della sua arretratezza, del clientelismo, del nepotismo che la segnano e ne precludono lo sviluppo prima ancora che i suoi stessi governi, orridi o meno.

Posso assicurarvi che tutte queste energie sono niente in confronto all’energia che serve per mettersi in gioco personalmente, per cercare di dare il proprio contributo concreto per migliorare le cose. Migliorare le cose. Le cose possono e devono migliorare, per tutti. Nel mio piccolo mi sono impegnato in politica perchè, di fronte alle macerie di un’Italia berlusconiana, avevo deciso di dare un’ultima possibilità al mio paese. Da quando l’ho fatto ho scoperto quanto sia difficile e duro fare ogni piccolo passo nell’obbiettivo di migliorare le cose. È come stare in prima linea in mischia chiusa a 30 centimetri dalla meta, e spingere con tutte le proprie forze sudando ogni millimetro.

E alla fine penso che, forse, è l’Italia che sta dando a noi una possibilità, per cambiarla. A noi. E’ questo che penso. E’ finito da un pezzo il tempo delle parole e delle prediche. E’ finito da un pezzo il tempo. Chi sa fa, chi non sa insegna. Chi si butta nella mischia spinge più che può. Perchè quando si fa meta, nel rugby come nella politica che penso io, è meta per tutti. Per tutti. Dateci dentro.

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Ah, dimenticavo possono votare tutti quelli che lo hanno già fatto alle primarie del centrosinistra, e tutti gli iscritti SEL. Di nuovo: dateci dentro.

cisonoanchio

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EUROPA EUROPA

Da più parti, e da più di una formazione politica e relativi leader, ormai si sprecano gli attacchi all’Europa, e alla moneta unica. Sollecitato in prima persona da alcuni amici credo sia giunto il momento di scrivere due righe sull’argomento. Non parlerò dell’Euro, materia tecnica più che ideologica, strumentalizzata da demagoghi e demiurghi del web come causa di tutti i mali; bensì dell’Europa come entità politica, dell’Unione Europea in quanto insieme di stati nazione, di come sia oggi e di come – e cosa – secondo me dovrebbe diventare. E soprattutto di come l’esistenza di un’ Europa Unita sia, oggi come non mai, di vitale importanza per futuro. Di tutti.
Dunque, che cos’è l’Unione Europea oggi? E’ un’istituzione sovranazionale, formata da singoli stati sovrani, e composta da organi decisionali ed esecutivi, che ha preso vita attraverso successivi accordi internazionali. Tale istituzione si propone di armonizzare e migliorare le politiche degli stati nazione che la compongono attraverso delle norme sussidiarie alle singole giurisprudenze nazionali. Non è un’entità federale, ma non è nemmeno una mera associazione di scopo. E’ un ibrido, un esperimento particolare scaturito alla fine della seconda guerra mondiale, tra le altre cose, per impedire materialmente un ulteriore guerra fra stati nazione europei, mettendo in comune le risorse economiche di colossi come Germania e Francia e proponendosi di “essere risoluti a rafforzare le difese della pace e della libertà e a fare appello agli altri popoli d’Europa, animati dallo stesso ideale, perché si associno al loro sforzo” (trattato di Roma, 1957).
L’unione Europea, dunque, è una non più giovane signora di 55 anni. Dal 1957 ad oggi è cambiata, ha acquisito sempre nuove competenze politiche, ha visto cambiare i propri organi di governo, si è allargata fin dove negli anni 80 sembrava impossibile. Ma nell’impianto è rimasta, haimè, quella di 55 anni fa: un insieme di stati sovrani. Ecco, io credo risieda proprio qui il nocciolo della crisi europea di questi anni. Finchè non si lavorerà su questo, su un rinnovamento dell’ Unione Europea che parte dalla crisi degli stati nazione, non si riusciranno a creare politiche e visioni europee costruttive. L’europa è in crisi perchè sono in crisi gli stati nazione, non viceversa. L’Europa è così attaccabile e così facile da demolire, proprio perchè è un insieme di stati. Io credo che sia giunto il momento di decidere: stare dalla parte di chi vuole distruggere catarticamente l’esperimento europeo nel nome dei bei tempi andati dell’italia miracolosa e della lira svalutata; oppure costruire un’Europa nuova, più forte, più democratica. Credo che l’Unione Europea in sè stessa sia in perfetta salute. Credo siano gli stati nazione che stanno arrancando. Credo che la soluzione dunque, non sia “meno europa”, ma “meno stati nazione” e “più Europa”.
Volete sapere perchè? Volete sapere il perchè di tanto europeismo? Ok, vediamo se riesco a spiegarvelo. Prima di tutto l’Europa c’è ma non si vede; è merito dell’Europa se oggi una donna incinta può entrare in un bar e non respirare il fumo passivo di qualche decina di sigarette; è merito dell’Europa se oggi posso volare da Treviso a Cipro con meno di cento euro; è merito dell’Europa se un sacco di miei amici hanno fatto l’Erasmus a Barcellona; è merito dell’Europa se in caso mi rubassero il passaporto in Sri-Lanka potrei rivolgermi all’ambasciata Francese (o di qualsiasi altro stato europeo) per ri-ottenere i documenti; è merito dell’Europa (in particolare del parlamento europeo) se il patto che limitava la libertà di contenuti sul web (ACTA) non è entrato in vigore; è merito dell’Europa se ti rompi un piede a Berlino e non devi sborsare un centesimo per farti curare. Ma soprattuto, vorrei farvi notare una cosa, è merito dell’Europa se posso circolare liberamente da casa mia fino a Ljublijana o fino a Lisbona. Forse voi lo date per scontato, ma io no. Poco meno di un secolo fa mio nonno paterno imbracciava il fucile sulla Piave contro gli Austriaci, mentre mio nonno materno combatteva nello stesso esercito austriaco. Settant’anni fa mia madre scendeva nei rifiugi per proteggersi dalle bombe tedesche, e mio padre si vedeva puntare in faccia un fucile da un soldato nazista. Bene, ora io posso tranquillamente attraversare prima la Piave poi l’Isonzo, e raggiungere il lago di Bled, con tutta la mia famigliola. Senza mostrare nessun documento. Non è poco. Infatti negli ultimi anni ho girato l’Europa in lungo e in largo. E ho dato per scontato di poterlo fare.
Da dieci anni, poi, per lavoro mi occupo dei programmi quadro europei per la ricerca scientifica, lavoro a stretto contatto con le regolamentazioni europee, con i metodi dell’Unione Europea e con gli uffici della Commissione UE, composti da cittadini di tutti gli stati europei. I viaggi di lavoro e di tempo libero, e la professionalizzazione che ho acquisito mi hanno fatto respirare una cultura comune europea, mi hanno fatto sentire europeo, mi hanno fatto capire quanto abbiamo in comune con i tedeschi, i belgi, gli spagnoli, i croati, i francesi…..insomma ho capito che l’Europa è anche una cultura comune. Una cultura fatta di tante diversità, accomunate da un modello economico attento agli aspetti della tutela del cittadino. Da un welfare umano. In questo senso c’è tanto da fare, e l’Italia ha tanto da imparare. Lavorare con l’Europa mi ha fatto capire quanto le politiche comuni possano aiutare i cittadini, e quanto siano lungimiranti, se pur atricolate e macchinose nei processi decisionali.
In sostanza, io credo in un Europa Unita, anzi in un Europa Nazione. Sono cresciuto nella provincia autonoma di Trento, un luogo dove chi governa è vicinissimo al cittadino, nel bene e nel male. Per questo credo che il modello per una nuova Europa debba passare per uno svuotamento di potere degli stati nazione a favore di un governo federale europeo, che possa applicare le proprie politiche a livello territoriale. Io immagino un’ ’Europa federale, ma che non sia una federazione di stati sovrani, bensì una federazione con territori, e regioni transnazionali autonome e molto prossime al cittadino. Regioni contigue per caratteristiche demografiche, geografiche, culturali e sociali, con ampie autonomie. Immagino un parlamento Europeo molto più forte, immagino che i membri di questo parlamento possano essere tutti votati da tutti i cittadini europei. Perchè devo votare per forza candidati italiani al parlamento Europeo? Io voglio votare in tedesco! Magari un tedesco con un idea di economia diversa da quella della Merkel!
Io immagino un governo Europeo che risponda ad un parlamento Europeo eletto dai cittadni. Ed a governi locali che si facciano interpreti nel concreto delle istanze dei cittadini. Immagino gli stati nazione piano piano svuotarsi delle proprie competenze, per restare in vita solo per garantire la sicurezza, la giustizia e (in parte) l’istruzione. Immagino un’Europa multietnica, capace di innovare, di creare lavoro nuovo e migliore attraverso la cretività mediterranea e l’organizzazione teutonica. Immagino i miei figli poliglotti, immagino un’ Europa che garantisce l’energia pulita a tutti i suoi cittadini, che paga una pensione a tutti i suoi cittadini. Immagino un’ Europa vera, bellissima, universale, umanista e all’avanguardia. Immagino un’Europa in cui ogni singolo cittadino pensi prima al bene comune e poi al bene proprio. Questo per me è l’Europa, io mi sento Europeo, in quanto miscuglio di tutte le culture che compongono l’Europa.
Io mi sento ricco di tutte le sfaccettature del vecchio continente. Mi sento a casa mia a Berlino come a Bruxelles, a Nicosia come a Valencia, a Parigi come a Sarajevo. La mia visione non sono gli “stati uniti” d’Europa….no, quello è un brevetto vecchio, d’oltreoceano. La mia visione è un’ Europa Europa. Dall’Islanda a Malta. Da Lisbona a Istanbul. Da Venezia a Scutari, da Milano a Skopje. Da San Sebastian a Sarajevo.
Siamo una cosa sola, unica e meticcia. Unica, e meticcia. E’ la nostra forza. Prendiamone atto.

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