HOW TO DISMANTEL A DEMOCRATIC BOMB

Il governo disinnesca il referendum. Rinuncia al programma nucleare, e rende così inutile uno dei quattro quesiti del 12-13 giungo di quest’anno. Il problema, in realtà, per il governo erano gli altri tre. In particolare il primo quesito, quello sul “Legittimo impedimento”. Dopo Fukushima, infatti, pare che i sondaggi prevedessero che il 54% degli italiani si sarebbe recato alle urne, in stragrande maggioranza per dire SI, e quindi per fermare il nucleare. E’ chiaramente scattato il panico nelle stanze di palazzo Chigi. Si rischiava infatti di raggiungere il quorum non solo per le questioni “nucleare” e “acqua pubblica”, ma anche per il quesito che proponeva di cancellare una delle norme salva-premier.
Il governo, quindi, ha pensato bene di giocare d’anticipo. Si è spudoratamente rimangiato tutto quello che ha sbandierato finora, cancellando il piano di ritorno al nucleare tanto riaffermato e tanto propugnato perfino poche ore dopo la tragedia giapponese. Troppo alto il rischio che la maggioranza degli italiani potesse trovarsi nelle condizioni (incredibilmente democratiche) di potersi esprimere liberamente sul destino del premier.
Ora la velina mediatica è che “il nucleare è abolito” e “al referendum non serve più andare”. Perfino il PD esulta (fine stratega). E quindi, il 12-13 giugno, tutti al mare. Invece basterebbe essere in “50 più uno” a mettere una bella croce sul SI al primo quesito per dimostrare che lo stivale non è del tutto servo, non è del tutto succube, non è del tutto complice. Basterebbe vincere l’indifferenza e mettere una bella croce sul SI ai quesiti sull’acqua, per dimostrare che ci sono ancora cose preziose che devono rimanere di tutti.
Forse, per la prima volta, il vecchiume laido, la vigliacca aggressività neofascista, il nepotismo, il clientelismo e il disprezzo per il prossimo che così bene incarnano questo governo, hanno avuto paura. Già, paura. Forse una piccola crepa nel monolitico spot italiota che stiamo vivendo ormai da anni si stava per squarciare. È solo una sensazione, eppure sono quasi certo che la decisione di rinunciare al piano nucleare sia stata dettata da un filo sottile di paura, una bava tesa di terrificante scirocco che da un momento all’altro sarebbe potuto diventare tempesta.
Tocca a noi dimostrare che quella paura è giustificata. Tocca a noi dimostrare di esserne consapevoli. Il 12-13 giugno abbiamo un appuntamento importante con la nostra indifferenza. Non facciamoci disinnescare.

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3 Responses to HOW TO DISMANTEL A DEMOCRATIC BOMB

  1. Condivido ogni singola parola.
    Il 12-13 giugno abbiamo un appuntamento importante con la nostra indifferenza.
    Ben detto.

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