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E se Osama fosse morto perché il suo personaggio Non faceva più “audience”?
Meglio: se Osama fosse morto perché lo sceneggiato “guerra al terrorismo” era da un po’ di tempo in calo di share?
Una volta, quando ero bambino, c’era la guerra fredda. C’erano i comunisti da una parte, omologatori ed appiattitori di personalità e mangiatori di bambini, e gli ammerigani dall’altra, con il rock’n’roll, playboy, e la democrazia sotto le scelle. Insomma, senza andare tanto per il sottile questi due si minacciavano a vicenda. Entrambi avevano un arsenale atomico in grado di ucciderci. Tutti. Era la guerra fredda. Ci tenevano sulle spine così. Il dispositivo di controllo ben oliato era la minaccia della terza guerra mondiale. Ad ogni minaccia di cambiamento repentino degli equilibri politici scattava la “minaccia nucleare”. Tipo che in Sudamerica, con la scusa della guerra fredda, per non avere scazzi con governi socialisti democraticamente eletti, gli ammerigani molto democraticamente mettevano a capo dei governi di Argentina, Cile e Brasile, dei sobri e presentabilissimi Bin laden ante-litteram. Gente tipo Pinochet, Jorge Videla e Leopoldo Galtieri, i quali erano soliti gettare chi on era d’accordo con loro da bellissimi elicotteri americani direttamente nell’Oceano atlantico, non prima di aver fornito i malcapitati di comodissime scarpe di cemento armato.
Poi è successo che un tizio (presumibilmente a nostra insaputa musulmano) con una voglia rossa in testa a fatto saltare il banco e sparigliato le carte. Basta comunismo, basta muri di Berlino, basta guerra fredda. E piano piano anche basta regimi fascisti in Sudamerica, perché ormai era troppo evidente che erano hem…fascisti (si può dire no?).
Bene, quindi tutti felici e contenti per una decina d’anni. Tutti in mega-sbornia “grunge” per tutti gli anni novanta. Finché qualcuno a Seattle si accorge che i potenti sono un po’ stronzi e che la globalizzazione è fondamentalmente una bella inculata nei confronti dei paesi poveri, il tutto in salsa verde. Nel senso che i potenti se ne stra-sbattono del clima e del pianeta Terra. E allora giù a manifestare (compreso il sottoscritto). E allora giù a dimostrare che i Black Blok sono infiltrati della pula e allora giù che ce l’abbiamo quasi fatta, quando all’improvviso…
Tirano giù due torri in pieno centro a New York. Seimila morti. Anzi, no spetta, tremila. E’ stato Bin Laden. Son stati i terroristi musulmani. E di nuovo tutti sulle spine, i musulmani son dappertutto e son cattivi. Stavolta la minaccia è dentro di noi. A Londra distruggono la metro. A Madrid fanno saltare in aria la stazione dei treni (mmmm…che abbiano imparato da qualcuno?).
Di nuovo sulle spine, perché siamo in guerra contro chi ci fa la guerra santa. Vuoi vedere che nel garage sotto casa ci son dei musulmani che pregano? E se sono dei terroristi? E se sono dei Talebani? E se sotto il velo della tizia marocchina si nasconde una dentiera al tritolo?
Minaccia globale minacciosissima!
E allora basta col no-global, che c’è il terrorista sotto casa da controllare e di cui aver paura, allora basta con il risparmio energetico, che c’è la moschea nel capannone del paese che va chiusa che è un covo di terroristi. E allora basta. Tutti di nuovo sulle spine, tutto di nuovo in secondo piano. Perché in prima serata c’è sempre e solo la GUERRA AL TERRORE. Tutti i giorni. Tutte le sere.
Ora, io dopo la guerra fredda non ho avuto più paura. Men che meno dell’islam. Perché ho come la sensazione che abbiano costruito una bella serie televisiva su alcuni episodi reali. E che ce la propinino da tanti anni. Da troppi anni. Non ho paura perché non sono lo sceneggiatore di quella serie, e nemmeno il regista. E ho come la sensazione di vedere un film già visto. Sul quale non posso incidere per nulla. Anzi, mi da fastidio che stiano tutti incollati allo schermo, mentre la realtà va da un’altra parte, senza di noi. E più precisamente va “a rotoli“.
Mi dispiace Bin Laden, ma il tuo personaggio non faceva più audience, e la serie cominciava a perdere il suo share abituale. Senza contare il fatto che l’anno prossimo va inscena lo spin-off “Ri-elezione di Barack Obama”, e quindi era davvero necessario infittire la trama un po’.
La cosa più brutta, però, è vedere tutti questi spettatori che gioiscono per la morte, vera o finta che sia, di un personaggio. Proprio come fosse una serie televisiva. Gioire per la morte di qualcuno ha sempre un che di sbagliato. Chiunque esso sia. A questo punto speriamo che Bin Laden lo sia sul serio, un personaggio televisivo. Altrimenti siamo all’aberrazione dell’umanità.

Vittime dell’11 settembre: 2993
Vittime degli attentati di Londra: 52
Vittime degli sttentati di Madrid: 191
Vittime civili della guerra in Afghanistan: 8.800
Vittime civili della guerra in Iraq: 105.000
Vittime civili della guerra in Vietnam: 4.000.000

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