LETTERA APERTA AL PARTITO DEMOCRATICO [ma anche a tutta la sinistra]

Ci sono almeno due modi di affrontare il cambiamento: lo si subisce passivamente, oppure lo si cavalca. Inutile dire che ora come non mai è il momento di saltare in sella e spronare il destriero. Ma per cavalcare il cambiamento, prima bisogna capirlo. E da questo punto di vista, da parte del centrosinistra e soprattutto da parte del PD, i segnali non sono affatto incoraggianti. Bersani e Bindi ripetono compulsivamente il termine “dimissioni”, mentre D’Alema parla come al solito da politico di estrema destra quale a tutti gli effetti evidentemente esso è.
Accecati dalla debacle Berlusconiana, i dirigenti del PD, non sembrano affatto in grado di capire la situazione politica attuale, men che meno di interpretare la volontà del paese. Incredibilmente, questi fini strateghi della politica social-democratico-cristiana, questi statisti dall’infallibile intuito pentapartitico non si rendono conto di ciò che accade intorno a loro.
In primo luogo, i candidati sindaci che hanno battuto il centrodestra a Milano, Cagliari, Napoli e Trieste non sono dirigenti del PD, e non provengono dalle gerarchie del PD. Sono bensì frutto di un esercizio politico denominato “primarie del centrosinistra”. Ciò ha fatto sì che a Cagliari sia diventato sindaco un ragazzo di 35 anni, a Napoli un magistrato, a Trieste un ex-comunista e a Milano un altro ex-comunista. L’obiezione pretestuosa che a Bologna e Torino hanno vinto i candidati del PD è patetica. La novità non risiede nella scontatezza. E la novità è che a Milano (roccaforte della destra) ha vinto un candidato di sinistra vera, così come a Cagliari e così come a Trieste. Questo è il cambiamento che va cavalcato. Fassino non è il cambiamento, prendetene atto. Vi prego.
In secondo luogo, la valanga referendaria che ha travolto il centrodestra non è merito del PD. I milioni di persone che hanno votato esercitando il loro diritto sovrano di abrogare leggi scandalose vanno innanzitutto ammirate e ringraziate. Poi vanno guardate dall’alto in basso. Perché non sono elettori del PD. Non è roba vostra. Il significato “politico” del referendum è che esiste una fetta maggioritaria del paese in grado di cambiare governo, di cambiare le cose. Vogliamo cambiare. VOI DIRIGENTI DEL PD NON FATE PARTE DI QUESTO CAMBIAMENTO. E’ giunto il momento di prenderne atto.
Cambiate. Cambiate il PD, abbiate il coraggio morettiano di “fare qualcosa di sinistra”, cercate dentro voi stessi le persone più giovani, più intelligenti, più brillanti. FATE PRESTO. Pensate ad un programma per il cambiamento. Un programma che affronti il deficit economico e la crescita del paese in maniera NUOVA. Possibilmente in maniera EFFICACE. Pensate ad un’ Italia Migliore, fatevela raccontare dei ragazzi che sono andati a votare in massa, perché l’Italia Migliore esiste già e voi non siete in grado di capirla. Siete vecchi, ma non anagraficamente, siete vecchi politicamente. Troppe legislature, troppe assemblee di partito, troppi congressi di troppi partiti e poca, pochissima Italia.
E’ il compagno Buldrini che vi parla, vi prego siate coraggiosi, siate SINISTRA. Confrontatevi a SINISTRA, perché è a sinistra che c’è il cambiamento, e che il cambiamento è possibile. E’ nella vostra natura. Vi prego, cari D’Alema (mille legislature e svariate bombe su Belgrado alle spalle), cari Bersani (“il referendum sul legittimo impedimento è un boomerang per la sinistra”) e cari Bindi (“gli omosessuali si scordino di avere figli”); vi prego: andatevene. Andate via. Piano piano, senza fare troppo rumore, levatevi di torno. Non abbiamo più bisogno di voi. Lasciate le stanze dei bottoni e del PD ai migliori under 45 che ci siano. Lasciate che sia una nuova generazione di italiani a scrivere il programma del centrosinistra, lasciateci scegliere i nostri candidati. Vogliamo facce nuove. Primarie del centrosinistra subito. Con facce nuove. Voi basta. Basta così. Per battere Berlusconi ci siamo dovuti arrangiare noi. Andatevene.
Se il paese è in queste condizioni, è anche colpa vostra. Se il paese è in queste condizioni, è ora di togliervelo dalle mani.
[quest’ultimo concetto è un remix della chiosa di “io accuso” contenuto in “i racconti dell’amore malvagio” della piccola cosa di cemento armato]

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1 Response to LETTERA APERTA AL PARTITO DEMOCRATICO [ma anche a tutta la sinistra]

  1. apsarah says:

    amen e amen e AMEN!

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