LETTERA APERTA A WALTER VELTRONI (e alla sua generazione)

Caro on. Veltroni,
sono un elettore della sinistra, faccio parte di Sinistra Ecologia e Libertà, e credo in una sinistra unica, riformista e soprattutto MODERNA.
Ho letto il suo intervento su Repubblica e, francamente, tralasciando la scontata retorica jovanottiana e catto-comunista che pervade la prima parte del suo scritto, del resto salvo ben poco, se non nulla.
Il riformismo, ora come ora, secondo me non può provenire da persone come lei, che fanno parte di un apparato politico superato e reazionario per definizione. E’ tempo che i politici come lei facciano una seria autocritica, un completo autodafé, e realizzino una volta e per sempre di non essere più comunisti, men che meno riformisti, e forse nemmeno di sinistra. E’ tempo di realizzare che la sinistra come la concepiscono i politici come lei, è ormai percepita dalle persone come una forza reazionaria e conservatrice. Incarnata perfettamente dal Partico Democratico, creato nel nome del riformismo, attraverso calcoli politici vecchi di ventanni, e quindi reazionari per definizione.
Abbia la cortesia di smettere i panni del manierismo centro-sinistroide e si metta nei panni di quelli come me, che a 37 anni, prendono 1200 euro al mese, che hanno fatto 5 anni di contratti a termine, che pagano 300 euro di tasse al mese ed ora rischiano di vedersi negata la tredicesima. Allora capirà quanto lei, ed il suo scritto, sembriate davvero il contrario del riformismo. Devo forse ricordarle che il precariato l’avete inventato proprio voi negli anni ’90?
A partire dal ragionamento sulle “conquiste del ‘68”. Veramente faccio fatica a trattenere la rabbia e a non citare una canzone di un mio amico che inveisce esclamando nel ritornello “Basta! Il ’68 ci ha rotto il cazzo!”, perché è proprio così. Il ’68 avrà conquistato simbolicamente tante belle cose e modernizzato il paese (forse), ma le stesse conquiste che i movimenti (e non il PCI) hanno conquistato in quegli anni, non contano nulla se dopo il centrosinstra anni ‘90 ci ritroviamo con il precariato istituzionalizzato e le agenzie interinali legalizzate proprio dalla VOSTRA GENERAZIONE. Ne prenda atto, la prego, prima di tirare in ballo il mitico ’68, che ormai no serve più a nessuno. Ripeto, a nessuno. Sul discorso del pareggio di bilancio, sulla rai, e sulla tassa sui ricchi, mi permetta ma siamo al minimo sindacale. E sono riforme che, e lei lo sa benissimo, un governo del PD non FAREBBE MAI.
L’unico passaggio che condivido del suo articolo è quello che riguarda gli Stati Uniti d’Europa. Io infatti auspico un’Europa Unita fatta di Nazioni molto deboli dal punto di vista amministrativo e autonomie territoriali (magari trasfrontaliere) molto forti e molto legate alle realtà economiche locali (ha presente i GECT? l’Euregio? Credo di si). Vedo una futura Europa dotata di un ministero del tesoro e dell’econimia unico (magari tedesco), con  una banca centrare PUBBLICA e al servizio dei cittadini europei e non della finanza o del FMI.
La tassa sui ricchi? Altra idea completamente reazionaria. Il problema dell’Italia è CULTURALE. L’Italia evade le tasse, è nella cultura italiana farlo. Se non si agisce culturalmente, con un progetto politico europeo forte in cui i territori abbiano la vera gestione delle risorse finanziarie, nulla cambierà. Nulla. Le tasse non le paga il ricco tanto quanto non le paga il morto di fame. Non so se lei se ne rende conto. Evidentemente è più preoccupato di citare Olof Palme, politico di ben altra levatura rispetto alla classe dirigente odierna del PD, che di osservare la realtà.
Insomma, caro Veltroni, quello che voglio dirle è che è davvero ora che i politici di professione come lei, gli esperti del fallimento come lei, gli strateghi del centrosinistra, i reduci del 68 e tutti i favolosi ex-PCI ed ex-qualcosa che occupano posti chiave nel panorama politico italiano, è ORA CHE LASCIATE IL POSTO ad altri. Avete già dato. Non siete in grado di cambiare nulla, perché non siete moderni. Purtroppo, caro Veltroni, non è una questione di “pollice su-pollice giù”, di linguaggio di internet, di facebook o di riformismo. No. Voi. Siete. Vecchi. Ma non anagraficamente, politicamente. Senza offesa, le dico semplicemente quello che penso.
Avete conquistato il conquistabile, tutelato i lavoratori, svalutato la lira, disinnescato la lotta armata, negato la verità sulle stragi, avvallato l’intervento URSS in Ungheria, fatto la riforma del CoCoCo., e tantissime altre favolose cose di cui ora non sto qui a fare l’elenco. Bene, bravi, grazie. Ora basta però. Levatevi dalle palle.
L’Italia non si salva con il riformismo, caro Veltroni. L’Italia si deve salvare da voi. Da voi.

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