L’AMPUTAZIONE DELLA GAMBA

Il fatto che questo governo, in mezzo ad una crisi economica mondiale, faccia una legge per rendere più facile licenziare la gente è SCANDALOSO. Significa mettere nelle mani dei ricchi uno strumento per salvarsi il culo sulle spalle dei più poveri. A casa mia questo si chiama fascismo. Fascismo vero. Ma la cosa più fascista di tutte è l’insieme delle reazioni a tutta questa merda.
La reazione laconica del PD è vergognosa. L’assenso della CISL è vomitevole. Ma soprattutto l’indifferanza di noi trentenni trendy e precari fa schifo. Mi fa schifo. Siamo proprio delle merde. Almeno i “carbonari” commettevano errori madornali, e finivano in galera. Noi siamo peggio di loro. Nemmeno le palle di lottare rischiando di sbagliare, nemmeno il coraggio di metterci la faccia. La nostra indignazione si ferma ad un “mi piace” su facebook. Il nostro silenzio è sconcertante. Le nostre vibranti proteste on-line patetiche ed inutili. Facciamo schifo. Non abbiamo nemmeno più il coraggio di odiare. Hanno vinto loro. Amen.

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38 Responses to L’AMPUTAZIONE DELLA GAMBA

  1. JA says:

    Non so se anch’io faccio parte, nella tua visione del mondo, dei “trentenni trendy” (e sinceramente me ne frega poco); ma la libertà di licenziamento (che comunque questa maggioranza statalista si è guardata bene dal proporre, ahimè!) sarebbe un sacrosanto provvedimento soprattutto in momenti di crisi. Se un lavoratore non produce valore aggiunto sufficiente da rendere vantaggioso per un’impresa a garantirgli uno stipendio, è bene che quel lavoratore lasci il posto a qualche altro potenziale lavoratore in grado di farlo, visto che disoccupati che hanno “fame”, in tutti i sensi, soprattutto ora, ce ne sono tanti ed hanno il sacrosanto diritto di avere la loro chance.
    Continuate pure con la vostra contrapposizione RICCHI vs. POVERI, continuate pure a sostenere che abbiamo bisogno dello “Stato Sociale” per difendere i più deboli, siete la gioia dei parassiti che scaldano le loro chiappe sugli scranni romani ed ergendosi a paladini degli oppressi si sentono legittimati a vivere delle risorse che i lavoratori tutti, imprenditori ed operai, onestamente si guadagnano ogni giorno.

    • non mi ero accorto fossimo tutti milionari. Scusa.

      • JA says:

        WOW. Che argomentazione.
        Non siamo tutti milionari, nè sarebbe possibile, nè auspicabile un mondo in cui tutti lo fossero. Visto ognuno di noi ha esigenze diverse e abilità diverse è assurdo pensare che tutti debbano avere lo stesso “tipo” e quantità di ricchezza. C’è chi considera il paradiso lavorare 4 ore al giorno e passare il suo tempo a godersi i tramonti, mentre per qualcun altro preferisce lavorarne 12 di ore e poi girare il mondo quando è in ferie.

    • Ste says:

      Atroce: la tua visione asettica del mondo del lavoro è veramente da “ai condìfini della realtà”. La fuori non funziona così; non esiste solo il lavoratore cattivo e quello buono e quindi cosa giusta e sacrosanta poter licenziare quello monello. L’art. 18 è stato scritto per una serie di motivi che mantengono il loro valore sociale soprattutto in un momento di crisi. Mettere a repentaglio alcuni diritti fondamentali per puro spirito di contrapposizione, non ha veramente senso. Ultima cosa: basta con il logorato luogo comune dei dipendenti pubblici che scaldano la poltrona a Roma. Non se ne può più.

      • JA says:

        Non ho detto che il lavoratore che viene licenziato è “cattivo”. Ho detto che produce meno di quanto costa, (non è detto necessariamente che sia “colpa” sua, magari fa un lavoro che ad oggi può essere fatto più efficientemente da un robot); se così non fosse sarebbe un folle un imprenditore che licenzia una persona che gli porta un reddito.
        Il mercato del lavoro è (o dovrebbe essere) un mercato come qualsiasi altro, dove il lavoratore vende la sua prestazione al migliore offerente. Ognuno è libero di comprare e vendere a chi vuole. Questo è l’esatto contrario del “fascismo”, perché per quanto “difettosa” è l’unico tipo di organizzazione in cui – mal che vada – ad ognuno resta comunque la scelta tra accettare o non accettare un accordo, senza alcun ducetto che ti dica cosa devi obbligatoriamente fare. Questa è l’unica forma di libertà che io conosca.

    • Linus says:

      splendido sistema finché sei giovane e forte ma a cinquantacinque sarai outdated e ti lasceranno a casa per prendere un trentenne che sprizza energia ed idee da tutti i pori e fa il tuo lavoro con una mano sul culo. E’ giusto? Io dico di no, dico che la selezione naturale creerebbe una zona di guerra costante tra chi è fuori e chi è dentro.

      • JA says:

        Ma il 55enne che viene lasciato a casa dopo 30 anni di “fedele” lavoro all’azienda cosa ha fatto in quei 30 anni? Ha girato bulloni illudendosi che questo potesse bastare a garantirgli uno stipendio a vita? 30 anni di esperienza non gli sono sufficienti per dover temere la concorrenza di un giovane tanto volenteroso quanto inesperto?
        Da una parte si dice sempre che le aziende devono sapere innovare e dare sempre soluzioni nuove, mettersi in gioco, rischiare con la ricerca e nuovi prodotti, se non vogliono essere demolite dalla concorrenza a basso costo cinese, dall’altra si insiste a dire che i giovani hanno poche possibilità. Tutto verissimo. Poi però si pretende anche che quei componenti dell’azienda che fanno il lavoro pari pari che fa un cinese, (con uno stipendio italiano) debbano essere “tutelati”. Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. Scegliete!

      • Linus says:

        Mi spiace ma i posti da dirigente sono decisamente meno di quelli da esecutivo ed è fisiologico che tutti gli esperti in gamba non possano salire a ranghi superiori.

        Mi spiace ma i giovani hanno una marcia in più dei vecchi, è naturale, e l’esperienza su lavori da esecutivo non conta poi così tanto. Se non temi la concorrenza di uno che ha vent’anni meno di te o sei davvero sopra la media o sei così indietro che non li vedi nemmeno passare.

        Mi spiace ma voglio che i cinquantacinquenni vengano tutelati perché il mio fine non è l’impresa ma la società. Se l’impresa non va bene per assicurare stabilità ad un cinquantacinquenne che ha lavorato una vita allora l’impresa non mi serve. La butto.

  2. Linus says:

    E’ chiaro che è difficile creare un diritto a licenziare solo i fannulloni e non i deboli (donne con bimbi piccoli ad esempio).

    E’ altrettanto chiaro che il governo non è riuscito a far pagare il buco di bilancio a nessuno.

    E’ lapalissiano come probabilmente anche se fosse riuscito ad addossare questo conto a qualche categoria i mercati ci avrebbero comunque penalizzati perché la crisi parte da lontano e l’Italia può solo subirla a meno che non venda la Sicilia ad esempio per ripianare il debito e comunque tagliare il tenore di vita della popolazione.

    Secondo me la gente queste cose non le vuole vedere.

  3. BRX says:

    Avere un lavoro è una fortuna, non un diritto. E’ un diritto avere la possibilità di trovarlo. Io tengo molto al mio impiego, lavoro bene rispettando le regole, dimostrando professionalità e impegno, cercando ogni giorno di contribuire alla crescita e alla solidità della mia azienda. Così facendo non verrò mai licenziato, non ce n’è ragione! Se lavori bene un’azienda NON HA MOTIVO DI LICENZIARTI! L’ipotesi di un licenziamento si paventerebbe solo nel caso di una profonda crisi aziendale. Se avessi paura del provvedimento in questione avrei solo la coda di paglia. Io lavoro purtroppo con colleghi che non vivono il lavoro secondo i miei stessi principi: sono furbi, scansa fatiche, sempre una lamentela continua, accuse su accuse nella pretesa di diritti cercando però ogni occasione buona per scansare i doveri. L’assunzione di certa gente per una azienda è un matrimonio sbagliato la cui via d’uscita, il divorzio, il licenziamento è quasi impossibile (lo hai assunto … adesso te lo tieni! Ha i suoi diritti, ci mancherebbe!) …. Sto parlando di meriti e doveri, parole che in questo paese, nel mondo del lavoro sembrano non avere significato e importanza. Le mie conclusioni a questo punto sono scontate! Ho tanti amici e conoscenti onesti, volenterosi e qualificati senza un’occupazione o con un impiego precario che vivono senza la speranza non solo di poter avere una casa di proprietà ma con la paura di non poter nemmeno garantire il mantenimento di una famiglia! Ne conosco tanti altri perdigiorno, fannulloni e svogliati che trovo al bar a lamentarsi del fatto che lo Stato non gli trova un lavoro …. non serve commentare! Considerato ciò sono convinto di fare la cosa giusta, di vivere il lavoro secondo il principio che vede i miei doveri precedere i miei diritti. I miei diritti io me li voglio guadagnare, grazie del pensiero ma non li voglio gratis!

    • Se licenziandoti te l’azienda si salva dal fallimento, l’azienda ti licenzia e basta. Se l’azienda, licenziando te e delocalizzando in cina guadagna il triplo, l’azienda ti licenzia e basta.
      E i doveri dell’imprenditore?
      Oppure sono solo i dipendenti che devono avere “doveri”?
      I fannulloni ci sono ovunque. Qui si parla di cancellare una TUTELA SACROSANTA per chi, come me, paga 350 euro di tasse al mese. mentre c’è gente che guadagna 10 volte il mio stipendio che non paga un euro di tasse. C’è gente che fa fare dei lavori a competenti ed onesti “artigiani” che non si fanno fare fatture per centinaia di milioni. Questi qui che doveri hanno? Questi qui che evadono migliaia di euro poi vanno al Pronto Soccorso e pretendono di venire curati per una puntura di zanzara in pochi secondi, questi… che DOVERI HANNO?

      • Linus says:

        concordo Davide… ci vuole equilibrio nei giudizi e se si stringe il cordone da un lato bisogna farlo anche dall’altro.
        Valentino Rossi non ha mai pagato i soldi evasi, Giulio Tremonti ha sdoganato un affitto in nero come un'”ingenuità”, lo stato non ha mai completato la raccolta dei soldi del condono 2002, lo stato propone uno scudo fiscale agli evasori anziché pretendere il pagamento delle tasse… come pretende lo stato dopo tutto questo di far passare una modifica dello Statuto dei lavoratori? Non ha credibilità… tu ascolteresti un ubriaco che ti consiglia di amputarti una gamba? Io no

  4. JA says:

    “il mio fine non è l’impresa ma la società. Se l’impresa non va bene per assicurare stabilità ad un cinquantacinquenne che ha lavorato una vita allora l’impresa non mi serve. La butto.”
    Capito signori ?Siccome Linus ha un fine “alto”, e quel modello di impresa che nel bene o nel male, produce ricchezza e dà da mangiare a tante persone, cozza con quel modello, Linus la “butta”. E non importa se quei lavoratori preferirebbero mantenerla in piedi così com’è. Non importa se lui non ha mai avuto direttamente a che fare con quella specifica realtà. Lui “la butta”. Si fottano quelli che non concordano.

    • Linus says:

      clap clap… bella manipolazione del concetto :DDD
      sottolineerei che il “si fottano” l’hai aggiunto tu 😉
      cerco di dirlo in altre parole: il sistema economico è un modo per far mangiare le persone, è un mezzo. Se è il sistema a mangiare le persone, ad usarle come pacchi o vestiti modaioli allora credo che dovremmo porci il problema di trovare un’alternativa.
      Il patto sociale ha un senso fintanto che ci consente il mutuo soccorso, la pace tra le generazioni, la collaborazione e la somma di sforzi. Se l’impresa è solo una centrifuga in cui i lavoratori vengono risucchiati di energia e poi sostituiti appena non hanno più la forza e le capacità di un giovane allora credo ci troviamo di fronte ad un mostro.

      • JA says:

        Il “sistema” non è il frutto della pianificazione di qualche mente diabolica è il semplice effetto delle libere scelte dei singoli individui.
        IO non ho mai firmato alcun “patto sociale”. Se conosci un’alternativa valida al “mostro”, come lo chiami tu, sarebbe ora che ci illumini, perché fino ad ora tutti i tentativi di “pianificazione” economica alternativi alla libera iniziativa privata hanno tutti miseramente fallito. Ma se invece tu conosci un “sistema” per far sì che chi lavora può avere la garanzia far saltare fuori il suo stipendio indipendentemente da ciò che vale quello che produce…

      • Linus says:

        il sistema è pianificatissimo! C’è un intero sistema giuridico a reggerlo e ad imbrigliare le persone. Il patto sociale è ciò che giustifica il nostro vivere assieme e ciò che sta alla base del rispetto delle regole. Se nono l’hai firmato per favore esci da questa società… è quel che fanno gli eremiti 🙂
        L’impresa è un soggetto multiforme; non credo che sia un mostro tout court ma solo in alcune sue incarnazioni. Non voglio distruggere le imprese in assoluto ma solo quelle che non danno il contributo sociale che mi aspetto.

  5. JA says:

    “Se nono l’hai firmato per favore esci da questa società… è quel che fanno gli eremiti”
    Classica confusione tra Stato e Società. Io mi sto scagliando contro regole imposte dallo Stato (tipo “contratti collettivi nazionali e statuti dei lavoratori) che voi difendete in quanto cardini irremovibili di questo fantomatico “patto sociale”. Non sono asociale sono contro lo Stato. La mia proprietà l’ho acquisita tramite scambi volontari in cui lo Stato non è coinvolto e che possono essere fatti risalire a ben prima dell’esistenza dello Stato stesso. Quindi eventualmente sarebbe lo Stato che -per favore- dovrebbe uscire dalla mia proprietà e lasciarmi in pace, non io che prendo e me ne vado. Ma non voglio innescare ragionamenti filosofici sull’origine della proprietà che date le divergenze ideologiche in essere tra di noi, presumo possano portarci fuori tema; supponiamo quindi che accetti il tuo consiglio e decida di darmi all’eremitismo e vivere solo di ciò che produco senza chiedere nè dare niente a nessuno…lo Stato me lo permette? No. Forse potrebbe non accorgersi di me e potrei farla franca, ma dal momento che produco ricchezza sarei comunque un evasore fiscale da perseguire. Nel momento in cui io non presento la dichiarazione dei redditi, lo stato verrà (o tenterà) a cercarmi per pretendere il suo tributo, in nome del Popolo. E se qualcun altro che la pensa come me decidesse di raggiungermi e collaborare nella mia avventura, automaticamente la neonata “società libera” diverrebbe un “paradiso fiscale” rifugio di evasori.
    Lo Stato non accetta la concorrenza di altre organizzazioni libere ed indipendenti al suo interno, perché è una struttura basata sul parassitismo e i produttori di ricchezza in presenza di un’alternativa più libera tenderebbero a fuggirvi lasciando i parassiti al loro destino e decretandone il fallimento. Questa è forse la vera e più importante differenza tra una società di stampo liberale e una socialista. La Società basata su princìpi liberali consente senza problemi che al suo interno si formino società di dissenzienti basate su princìpi opposti (i.e. il socialismo); al contrario una società in cui vige il socialismo non può permettersi di avere al suo interno delle enclavi liberali.
    Lo Stato è una forma di schiavitù è inutile girarci attorno, magari potremmo considerarlo il minore dei mali, un male necessario per garantire un minimo di sicurezza e di servizi indispensabili. Ma si basa sulla forza, non su princìpi o valori sanciti da un fantomatico patto sociale.

    • beh, non ti resta che emigrare negli USA allora.

    • Linus says:

      il fatto che tu abbia acquisito la tua proprietà prima dell’esistenza dello stato suona davvero strano… che è? Sei immortale? 😉
      E comunque: se lo stato non ti riconosce un diritto di proprietà che cavolo scambi? Come affermi il tuo diritto? Con la forza? Spero di no altrimenti significherebbe che il più forte possiede comunque tutto. La proprietà non è un concetto che viene da dio, non è una realtà autoevidente come l’aurora o il freddo, è una concessione dello stato.
      Non credo che lo stato ti verrebbe a cercare su marte ma è chiaro che non puoi sottrarti ai doveri finché sei sul tuo territorio visto che fruisci dei suoi servizi… lo puoi fare in paesi del mondo che non coprono di servizi tutto il territorio, ad esempio in Brasile.
      Lo stato accetta la concorrenza di altri stati ma evidentemente non puoi fargli concorrenza dall’interno stabilendo che arbitrariamente i servizi li mantengano gli altri.
      Cosa più importante: se viviamo in società lo facciamo alla luce di regole, che devono essere stilate e fatte rispettare. Lo stato serve a questo. Vivere in società senza stato a mio avviso porterebbe solo alla legge del taglione e alla supremazia del più forte e del più violento.
      Lo stato usa la forza per evitare la violenza.

  6. JA says:

    Gli scambi possono essere fatti risalire a prima dell’esistenza dello Stato (italiano), cioè ho comprato da una persona che ha comprato da un’altro che ha acquisito il terreno prima del 1867.

    Non è vero che: La proprietà NON è una concessione dello Stato. Due selvaggi che scambiano 10 gazzelle per un otre di acqua, fanno un accordo che si basa sul concetto di proprietà. Io scambio ciò che è mio con ciò che è di qualcun altro. Lo stato non è necessario in questo processo. E’ vero che lo Stato POTREBBE servire a tutelare questo diritto (ultimamente poi ci riesce piuttosto male, prova andare dai carabinieri a dire che ti hanno rubato la bicicletta per averne una prova)., ma non è necessario affinché esista la proprietà privata. E’ vero anche che in mancanza di un controllore supremo il selvaggio più nerboruto potrebbe rubare l’otre d’acqua senza dare in cambio alcunchè. Ma la società si evoluta perché le persone hanno imparato che spesso è meno faticoso e più prolifico a lungo termine scambiare piuttosto che rubare, questo deriva dal vantaggio della divisione del lavoro. Quello che ci differenzia dalle bestie è proprio la capacità di stringere accordi.

    Io non voglio usufruire di alcun servizio. Sei tu che mi hai detto fai l’eremita (cioè non usufruire di alcun servizio statale). Ti ho dimostrato che anche se fosse lo stato non lo permetterebbe.

    Non è vero neanche che fuori dal suo territorio (sull’acqua di nessuno) ti lascia in pace. Dimostrazione: http://it.wikipedia.org/wiki/Isola_delle_Rose_(micronazione)

    “Lo stato usa la forza per evitare la violenza.”
    Con questa mi faccio un poster da appendere in camera. 😀

    • Linus says:

      la proprietà più o meno equivale al riconoscimento da parte di qualcuno del tuo diritto su un bene. Se questo diritto non ti è riconosciuto dallo stato ma solo da uno sparuto gruppo di persone vale gran poco… tu puoi sicuramente scambiare cose con altri ma se uno stato non si fa garante di quanto accade il valore della transazione è decisamente basso perchè chiunque potrà opporvisi ed annullarne gli effetti.
      L’Isola delle Rose è evidentemente una pagliacciata… pensi davvero che i centri di interesse dei suoi abitanti fossero davvero su una bagnarola in mezzo al mare e non in Italia? I promotori di quest’iniziativa volevano sottrarsi alle leggi dello stato pur continuando a goderne i vantaggi…. pensi forse che non attraccassero alla costa ogni giorno? 😀
      Il tuo ottimismo sulla capacità dell’uomo di agire con altruismo senza il vincolo coercitivo della legge è davvero molto bello ma io non ci credo: homo homini lupus.

  7. la “proprietà privata” è un concetto moderno che deriva dalla rivoluzione industriale e dall’emancipazione dell’uomo dal modello produttivo comunitario, tale emancipazione dalla vita di “comunità” alla vita di “società” è stato prodotto proprio dalla rivoluzione industriale e dall’avvento del capitalismo. Prima la proprietà non era “privata”, semplicemente la maggioranza della popolazione possedeva solo i propri effetti personal e le risorse della propria comunità. Tali risorse fornivano i facenti parte della comunità di tutto il necessario per vivere.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Comunit%C3%A0_e_societ%C3%A0
    Caro JA, ti vedo molto poco pronto a tutta la merda che ci pioverà addosso. Fatti uno spritz e prova a mettere in dubbio le tue certezze. Ne avrai bisogno.
    Con amicizia.

  8. JA says:

    Credo che almeno sul fatto che ci aspettano vagonate di merda siamo entrambi d’accordo. Evidentemente discordiamo sulle cause. Io penso che siamo arrivati al punto in cui non ci si può più permettere uno stato che succhia oltre metà della ricchezza prodotta, che il parassita si sia ingrossato così tanto da aver ridotto l’organismo ospitante in fin di vita. Al contrario non ho ancora capito quale sia la causa di tutto questo per te (voi). Fantomatici “speculatori”? L’irrazionalità dei “mercati”? Abberluscone? Boh…

    Deduco dal ragionamento di Linus, che non dovrei considerare realmente di mia proprietà la mia bicicletta dato che nel nostro Stato i furti di biciclette o di beni di valore inferiore sono ormai espressamente e palesemente non perseguiti dalle forze dell’ordine. Eppure io ogni giorno faccio transazioni dal valore commerciale infimo scambiando la mia proprietà con quella degli altri, che accettano lo scambio indipendentemente dalla presenza o meno dello Stato. Chissà come faremo. Misteri della fede (statalista).

    L’isola delle Rose sarà stata anche una pagliacciata, ma è la dimostrazione che lo Stato non ti consente di “fare l’eremita”, ed ignorarlo (sia quando si tratta di dare che di ricevere, of course) NEMMENO FUORI DAL SUO TERRITORIO. Se il problema fosse stato effettivamente che era un’isola di scrocconi che venivano a “consumare” i servizi statali in territorio italiano pagati dagli italiani, avrebbero semplicemente negato l’ingresso in territorio italiano agli “Isolani” e li avrebbe respinti come clandestini. Invece ha distrutto l’isola con la forza.

    Le ragioni per cui difendo il libero mercato sono ESATTAMENTE OPPOSTE all’idea che l’uomo possa (o debba) agire con altruismo. Il libero mercato funziona bene proprio quando gli uomini sono egoisti. Scambiare è più vantaggioso che aggredire, poichè lo scambio genera ricchezza, mentre il furto la trasferisce (con perdita). Eccetto per una categoria: coloro che non sanno o non vogliono fare niente e quindi non hanno nulla da scambiare. I politici in quanto parassiti fanno parte di questa categoria.

  9. Atroce. Non hai colto il mio commento sulla proprietà privata.
    O sei un semplice provocatore (e io credo che tu lo sia), oppure hai reificato il liberalismo/libertarismo.
    Reificare un concetto, cioè interiorizzarlo come qualcosa di naturale/eterno/esterno all’uomo, significa rinunciare al dubbio, significa rinunciare alla conoscenza, significa limitare la propria capacità di comprensione di fenomeni complessi. A mio avviso ora è proprio giunto il momento, per vincere questa crisi, di mettere in dubbio tutto. e magari uscirne profondamente cambiati, pur rimanendo se stessi.
    Buona giornata,

  10. JA says:

    Ti ringrazio per avermi erudito gratuitamente sul concetto di “reificazione del concetto” e per avermi concesso addirittura l’alternativa tra l’essere un provocatore oppure un seguace indottrinato privo di senso critico. Magari ripasserò di qui quando avrò l’onore di essere considerato un individuo razionale che pone obiezioni razionali, ma che parte da assunti o set di valori e princìpi differenti dai tuoi.
    Ma chi è più indottrinato: chi dice “la proprietà privata prima della rivoluzione industriale non esisteva” presentandolo come dato di fatto che non necessita di argomentazioni nè dimostrazioni o chi fa un ragionamento del tipo:
    1. non si può concepire uno scambio senza il concetto di proprietà
    2. gli scambi di beni e servizi risalgono alla notte dei tempi
    3. lo stato è più recente
    Ergo il concetto di proprietà privata è indipendente dall’esistenza di uno Stato che la “concede”. ???

  11. e se io non concepissi nemmeno il concetto di “scambio”? seio concepissi solo il concetto di “dare gratuitamente”?
    quando è nato il concetto di “scambio”? e nato prima dell’uomo?

    ri-buona giornata.

    • JA says:

      Ah benissimo. Bastava come vedi partiamo da differenti assunti. Se lo dicevi prima risparmiavamo un po’ di tempo. Quindi supponendo che io avessi delle galline che mi producono una dozzina di uova al giorno e tu avessi uno splendido orto e io ti proponessi di scambiare 2 dei tuoi pomodori con 4 delle mie uova, mi stai dicendo che tu non saresti in grado di concepire (e quindi di accettare) una simile proposta. Giusto?
      Quindi o dovremmo adeguarci ad una dieta monotematica oppure “DOVREI regalarti” (ossimoro) quante te ne servono (ma per cosa? sono sufficienti quelle per 3 pasti a settimana come consiglia una dieta equilibrata? o dovrei darti anche quelle per lo sbatudìn? o il Tiramisù?)

  12. Probabilmente ti lascerei tutto l’orto, e mi sposterei da un’altra parte.

  13. JA says:

    ??? Really? Ma se scambiandoci i beni che produciamo possiamo entrambi sfamarci in maniera migliore, perché non dovremmo farlo? Perché è blasfemo proporre uno scambio?!

  14. beh, diciamo che magari non voglio scambiare nulla. preferisco regalare. fico no?

    • JA says:

      Regalare è una bella cosa, non è che se effettui scambi significa che devi fare SOLO scambi.
      Ma, spiegami, se le richieste potenziali dei tuoi pomodori sono superiori alla tua produzione a chi li regali? Se sopravvivi a stento con mezzo pomodoro al giorno, vivi bene con uno e con due vivi “alla grande” quanti ne regali? Se lavorando 12 ore al giorno anzichè 8 raddoppi la tua produzione, lo fai? Anche se il tuo surplus lo regali a chi lavora 8 ore?

  15. e poi scusa, che ne sai tu di cosa è “meglio” per me? magari io vivo meglio regalando le cose che produco. secondo te è “naturale” chiedere qualcosa in cambio di qualcos’altro? è una legge della “natura umana”? oppure il concetto di “scambio” è un’invenzione dell’uomo? e il “guodagno” è un concetto naturale?

    • JA says:

      Lungi da me dire cosa è meglio per le persone. Non è che “scambio” perché lo ritengo una legge naturale o perché è più nobile del regalo. Scambio perché attraverso lo scambio posso effettuare delle scelte (rispondere alle domande di cui sopra), aumentare la produzione e soddisfare maggiori bisogni di quanti ne soddisfi regalando.
      Il concetto di scambio mi risulta che sia prerogativa dell’uomo, sì.
      Il “guadagno” è qualcosa di soggettivo.

  16. JA says:

    Non c’è un’unità di misura perché l’utilità non è una funzione “cardinale”, ma “ordinale”. Detta in parole povere: non ha alcun senso cercare di misurare un bisogno, non ha senso la domanda “quanto preferisci un uovo ad un pomodoro?”. Ha però senso dire “preferisco un uovo ad un pomodoro” oppure “3 uova a 2 pomodori”. Confronto ciò che in quello specifico momento e contesto sacrifico con ciò che posso ricevere e decido se fare lo scambio o meno. Per rispondere alle domande che ti ho posto: per decidere se mi conviene lavorare 12 ore invece di 8 e raddoppiare la produzione, implicitamente confronto lo scenario in cui, tolto il sonno, ho solo 4 ore per godermi la mia ricchezza aggiuntiva con lo scenario in cui ne ho 8 ma ho il reddito “standard”. Chiaramente, visto che siamo tutti diversi, non c’è una risposta univoca. Tutti, penso anche tu, prendiamo decisioni in base a questo criterio, anche se implicitamente.
    Ma visto che ripudi lo scambio significa che lavori gratis? Regali le tue prestazioni al tuo datore di lavoro senza pretendere nulla in cambio?

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