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Oggi sono contento. Sono contento perché Berlusconi non ha più la maggioranza in parlamento, perché ha preso un bello schiaffo, perché probabilmente il percorso verso la sua fine politica personale è ormai senza ritorno e si avvicina ogni giorno di più. Oggi però sono anche molto inquieto, perché penso che, comunque, tutta la classe dirigente italiana sia assolutamente inadeguata e incapace di affrontare il presente. Al di là che probabilmente ci attenderanno lunghe giornate di tragedia italiana sulla legge di stabilità, come si farà, chi la voterà e se poi lui si dimetterà davvero oppure no; al di là di tutto questo io credo fermamente che questa classe politica sia davvero incapace di dare all’Italia un futuro se non migliore almeno decente. Per questo sono preoccupato.
Le “dimissioni a termine” di oggi sono addirittura più umilianti delle dimissioni vere e proprie, perché restituiscono la dimensione del disastro politico totale in cui versano le nostre istituzioni parlamentari. Significa che abbiamo un presidente del consiglio che non è in grado di dimettersi da solo, che ha bisogno di una balia che gli spieghi cosa deve fare, perché da solo non ci arriva nella suo limitata megalomania egocentrica. Ma significa anche che le opposizioni ed il PD non sono in grado di destituire un presidente del consiglio ormai senza maggioranza da mesi, un’opposizione che non è in grado di esprimere una minima alternativa politica ad una destra disintegrata. Solo borbotii e slalom retorici che non vogliono dire nulla. Davvero né il PD né il terzo polo e nemmeno IDV e SEL da sole, sono in grado di esprimere un’alternativa ad un governo ed a una maggioranza disintegrata. Ecco perché è umiliante per questa classe politica, che a tenere in piedi un barlume di affidabilità ci sia un vecchio ex comunista. E qui vorrei ricordare a tutti, e ripeto a TUTTI, che il Partito Comunista Italiano è stato forse l’unico partito dell’arco costituzionale che non ha mai tradito la repubblica. Mai. Alla faccia della storia e dei trafficanti di saponette. Purtroppo il PCI è morto con Berlinguer, e non ha più avuto il coraggio di rileggersi Gramsci, tantomeno il coraggio di rinnovarsi in qualcosa di moderno. Ed ora siamo a questo livello di incapacità politica. Abbiamo un centro-destra orrido e fascista che sta abbandonando la nave, e un centro sinistra di burocrati di partito incapaci ed inetti. Con l’aggravante di un terzo polo di ex-democristiani bigotti ed ipocriti ed ex-fascisti convertiti.
In mezzo a tutte queste  macerie politiche a tenere in piedi l’Italia siamo noi. Singoli cittadini che paghiamo le tasse e che fatturiamo in nero, ma che siamo meno indebitati del resto d’Europa e che ci ostiniamo a non mettere a ferro e fuoco questo stivaletto in mezzo al mediterraneo perché forse lo amiamo troppo, e ci basta una giornata di sole, un bacio sulla bocca in mezzo al profumo della primavera o un buon bicchiere di rosso con qualche amico per disinnescarci la voglia di rivoluzione. Siamo rimasti noi.
Sono inquieto perché so cosa succederà. E ne temo le conseguenze. Perché io non sono modesto, e penso sinceramente che servano misure drastiche per cambiare le cose. Che serva accontentare l’Europa ma serva anche costruirla e costruirla come la vogliamo noi, noi e non loro. Noi che siamo migliori di loro. Noi che vogliamo un’Europa forte e giusta, alla quale costruzione l’Italia contribuisca in maniera fondamentale, con le proprie idee innovative, la propria cultura, la propria leggerezza. Noi che vogliamo l’italia nepotista, clientelare, mafiosa, pressappochista, maschilista, papista, clericale e bigotta finalmente consegnata alla storia. Noi che in fondo sappiamo che dobbiamo smetterla di lamentarci e basta. Perché è ora di mettere tutto in discussione, compresi noi stessi, e passare all’azione. Ci siamo o non ci siamo? Io ci sono. E come me ce ne sono tanti. Siamo tutti disillusi? Siamo tutti convinti che non possa cambiare lo stivale? O siamo noi per primi che non vogliamo cambiare? Questo è il punto, alla fine di tutto. Per cambiare l’Italia berlusconiana, di cui fa parte anche il PD e l’opposizione tutta, dovremmo essere pronti a cambiare tutti noi. Uno per uno. Dovremmo convincerci che è possibile cambiare. E soprattutto dovremmo volerlo. Smettendola una volta per tutte di lamentarci e di pontificare. Chi non sa insegna. Chi non vuol sapere pontifica.
So che passeranno settimane intere prima delle dimissioni di Berlusconi. So che il centrosinistra non avrà mai la capacità di cambiare se stesso e di fare una campagna elettorale seria per cambiare l’Italia. So che la sinistra che ora è fuori dal parlamento non avrà la forza, da sola, per modernizzarsi del tutto e modernizzare le menti degli italiani. So che Berlusconi non cambierà mai e con lui il PDL. So che se si voterà a gennaio rivincerà lui. So tutto questo. Ma non so, davvero se sono ancora disposto a sopportarlo. E spero con tutto il mio cuore, che l’italia migliore, che noi che ci sentiamo migliori di tutti loro finalmente e definitivamente troviamo la forza di indignanrci. E di passare, definitivamente, all’azione. Sarebbe cosa buona e giusta. Stiamo per compiere 40 anni. Il tempo stringe. E quelli dopo di noi cresceranno in fretta. E ho l’impressione che non saranno molto teneri nei nostri confronti.

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