NEPOTISM IS FOR LOOSERS

A volte mi piace fermarmi. Nel bel mezzo di una corrente, di una tempesta, di una verità che sta sulla bocca di tutti, ogni tanto mi piace fermarmi. E assicurarmi che la corrente, la tempesta, e la verità che sta sulla bocca di tutti sia giusta. Ultimamente la verità che sta sulla bocca di tutti, dopo le dichiarazioni di Elsa Fornero sul posto fisso, è che sua figlia non si merita il posto da professore associato perché lo ha preso nella stessa università della madre.
Su facebook, nell’intero web, sulla stampa e nelle chiacchere da pausa caffè, è tutto un insulto ed un’accusa a Siliva Deaglio (la figlia appunto della Fornero) perché c’ha il posto fisso vicino a mamma e papà. Nessun discorso articolato. Nessun ragionamento che vada un minimo in profondità sull’argomento, solo un nome e cognome messo alla berlina.
Siccome dietro ogni nome e cognome c’è una persona (hei, una persona proprio come te e come me!), mi sono preso la briga di dare un’occhiata al curriculum di questa Silvia Deaglio, 37 anni, professore associato all’Università degli Studi di Torino. Dove insegnano suo padre, e sua madre ora ministro. Bene. Ciò che ne è emerso è che ha un curriculum di tutto rispetto. Ed un track-record di pubblicazioni invidiabile: 98 pubblicazioni peer reviewed, h-index pari a 28 e quasi 1700 citazioni. In parole povere significa che possiamo ragionevolmente dire che è brava. Oltre ad avere un cognome che la facilita è anche brava.
Ora, io lavoro da 11 anni all’università, vivo sulla mia pelle il nepotismo e i il baronato universitario quotidianamente da più di 2300 giorni, ovvero 16600 ore. Una buona fetta del mio tempo lo trascorro proprio con giovani ricercatori precari, che cerco di aiutare nelle loro carriere. Chi se ne intende di queste cose quello che faccio io lo chiama “coaching”. In undici anni di lavoro ho visto cose che non stanno né in cielo né in terra. Ho vissuto situazioni da codice penale. Ho incontrato eserciti di fancazzisti impreparati che però era colpa del sistema. Ho incontrato tanti, troppi ricercatori a cui non viene data la possibilità di crescere. Potrei stare qui a raccontarvi mille aneddoti. Quello che voglio dire è che ci stanno le critiche, ci stanno i j’accuse contro l’incoerente ministro Fornero. Ma mi sono stufato di sentire sempre e solo accuse.
Dopo la caduta del governo Berlusconi ero felice, perché pensavo che finalmente, a livello politico, si sarebbe potutto PARLARE in maniera ARTICOLATA dei problemi del paese. Dell’Italia. Invece osservo come l’opposizione (di cui faccio parte) ha come unico scopo l’accusa. La messa alla berlina. Lo slogan ad effetto. La generalizzazione per creare consenso intorno alle cose ovvie. La politica urlata, la critica ad ogni costo. E’ ancora così. Nonostante non ci sia più Berlusconi, l’opposizione si comporta come se ancora ci fosse lui. Usa i suoi stessi toni. Il suo stesso, basso linguaggio da bar sport fatto di accuse che sfiorano l’insulto. Berlusconi ha vinto, vi ha vinto. Finché parlerete come lui, finché userete il suo linguaggio da ultrà lui vi avrà vinto. Perché vi dimostrate come lui.
Perché devo affrontare il problema del nepotismo nel mondo del lavoro semplicemente urlando che il ministro Fornero è nepotista? Perché devo concentrare tutta il mio sforzo comunicativo per attaccare la figlia della Fornero? Cosa mi insegna di nuovo sapere che la figlia della Fornero è stata facilitata dal suo cognome? A che cosa serve? Cosa c’è di nuovo?
Oltretutto è pure bavetta, mi pare.
Ora, cercherò di concludere, perché non ne posso più di questo clima da stadio di serie zeta. E’ chiaro che Silvia Deaglio sia stata facilitata dal suo cognome nella sua carriera: siamo in Italia. E’ chiaro che tutto ciò fa schifo. Mi fa schifo. E’ sacrosanto segnalarlo a tutti. Ma è altrettanto chiaro che criticare e gridare come se fossimo allo stadio non è una strategia politica costruttiva. Non cambia niente. Lo hanno già gridato da un pezo che il re è nudo, è ora di pensare a come affrontare il problema anziche continuare a ripetere che il re è nudo.
E il problema, come qualcuno mi ha fatto notare su facebook, non è che la figlia della Fornero ha un bel curriculum e il posto fisso. Il problema sono tutti quei ricercatori che hanno un curriculum altrettanto bello ma che sono precari sottopagati e senza futuro. Per risolvere questo problema non vedo altrettanto sforzo “intellettuale” rispetto a quello profuso nell’insulto gratuito. Che va tanto di moda, e che è frutto di anni di berlusconismo. E che ormai sopporto a stento.
Come si distrugge il nepotismo nelle università? Semplice. Invece di investire la stessa cifra in rapporto al PIL del 1985 in università e ricerca, come a tutt’oggi avviene, basterebbe spendere un pò in più. E questo aumento darlo a CHI SE LO MERITA, in maniera trasparente. Scommetto che qualsiasi governo, qualsiasi politico di qualsiasi schieramento avrebbe MOLTO DA RIDIRE su come e quanto distribuire in maniera MERITOCRATICA. Ne sono certo.
Chissà cosa ne pensano Martina Veltroni, Enrico Letta, Bianca Berlinguer. Così, per fare dei COGNOMI a caso.

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