EUROPA EUROPA

Da più parti, e da più di una formazione politica e relativi leader, ormai si sprecano gli attacchi all’Europa, e alla moneta unica. Sollecitato in prima persona da alcuni amici credo sia giunto il momento di scrivere due righe sull’argomento. Non parlerò dell’Euro, materia tecnica più che ideologica, strumentalizzata da demagoghi e demiurghi del web come causa di tutti i mali; bensì dell’Europa come entità politica, dell’Unione Europea in quanto insieme di stati nazione, di come sia oggi e di come – e cosa – secondo me dovrebbe diventare. E soprattutto di come l’esistenza di un’ Europa Unita sia, oggi come non mai, di vitale importanza per futuro. Di tutti.
Dunque, che cos’è l’Unione Europea oggi? E’ un’istituzione sovranazionale, formata da singoli stati sovrani, e composta da organi decisionali ed esecutivi, che ha preso vita attraverso successivi accordi internazionali. Tale istituzione si propone di armonizzare e migliorare le politiche degli stati nazione che la compongono attraverso delle norme sussidiarie alle singole giurisprudenze nazionali. Non è un’entità federale, ma non è nemmeno una mera associazione di scopo. E’ un ibrido, un esperimento particolare scaturito alla fine della seconda guerra mondiale, tra le altre cose, per impedire materialmente un ulteriore guerra fra stati nazione europei, mettendo in comune le risorse economiche di colossi come Germania e Francia e proponendosi di “essere risoluti a rafforzare le difese della pace e della libertà e a fare appello agli altri popoli d’Europa, animati dallo stesso ideale, perché si associno al loro sforzo” (trattato di Roma, 1957).
L’unione Europea, dunque, è una non più giovane signora di 55 anni. Dal 1957 ad oggi è cambiata, ha acquisito sempre nuove competenze politiche, ha visto cambiare i propri organi di governo, si è allargata fin dove negli anni 80 sembrava impossibile. Ma nell’impianto è rimasta, haimè, quella di 55 anni fa: un insieme di stati sovrani. Ecco, io credo risieda proprio qui il nocciolo della crisi europea di questi anni. Finchè non si lavorerà su questo, su un rinnovamento dell’ Unione Europea che parte dalla crisi degli stati nazione, non si riusciranno a creare politiche e visioni europee costruttive. L’europa è in crisi perchè sono in crisi gli stati nazione, non viceversa. L’Europa è così attaccabile e così facile da demolire, proprio perchè è un insieme di stati. Io credo che sia giunto il momento di decidere: stare dalla parte di chi vuole distruggere catarticamente l’esperimento europeo nel nome dei bei tempi andati dell’italia miracolosa e della lira svalutata; oppure costruire un’Europa nuova, più forte, più democratica. Credo che l’Unione Europea in sè stessa sia in perfetta salute. Credo siano gli stati nazione che stanno arrancando. Credo che la soluzione dunque, non sia “meno europa”, ma “meno stati nazione” e “più Europa”.
Volete sapere perchè? Volete sapere il perchè di tanto europeismo? Ok, vediamo se riesco a spiegarvelo. Prima di tutto l’Europa c’è ma non si vede; è merito dell’Europa se oggi una donna incinta può entrare in un bar e non respirare il fumo passivo di qualche decina di sigarette; è merito dell’Europa se oggi posso volare da Treviso a Cipro con meno di cento euro; è merito dell’Europa se un sacco di miei amici hanno fatto l’Erasmus a Barcellona; è merito dell’Europa se in caso mi rubassero il passaporto in Sri-Lanka potrei rivolgermi all’ambasciata Francese (o di qualsiasi altro stato europeo) per ri-ottenere i documenti; è merito dell’Europa (in particolare del parlamento europeo) se il patto che limitava la libertà di contenuti sul web (ACTA) non è entrato in vigore; è merito dell’Europa se ti rompi un piede a Berlino e non devi sborsare un centesimo per farti curare. Ma soprattuto, vorrei farvi notare una cosa, è merito dell’Europa se posso circolare liberamente da casa mia fino a Ljublijana o fino a Lisbona. Forse voi lo date per scontato, ma io no. Poco meno di un secolo fa mio nonno paterno imbracciava il fucile sulla Piave contro gli Austriaci, mentre mio nonno materno combatteva nello stesso esercito austriaco. Settant’anni fa mia madre scendeva nei rifiugi per proteggersi dalle bombe tedesche, e mio padre si vedeva puntare in faccia un fucile da un soldato nazista. Bene, ora io posso tranquillamente attraversare prima la Piave poi l’Isonzo, e raggiungere il lago di Bled, con tutta la mia famigliola. Senza mostrare nessun documento. Non è poco. Infatti negli ultimi anni ho girato l’Europa in lungo e in largo. E ho dato per scontato di poterlo fare.
Da dieci anni, poi, per lavoro mi occupo dei programmi quadro europei per la ricerca scientifica, lavoro a stretto contatto con le regolamentazioni europee, con i metodi dell’Unione Europea e con gli uffici della Commissione UE, composti da cittadini di tutti gli stati europei. I viaggi di lavoro e di tempo libero, e la professionalizzazione che ho acquisito mi hanno fatto respirare una cultura comune europea, mi hanno fatto sentire europeo, mi hanno fatto capire quanto abbiamo in comune con i tedeschi, i belgi, gli spagnoli, i croati, i francesi…..insomma ho capito che l’Europa è anche una cultura comune. Una cultura fatta di tante diversità, accomunate da un modello economico attento agli aspetti della tutela del cittadino. Da un welfare umano. In questo senso c’è tanto da fare, e l’Italia ha tanto da imparare. Lavorare con l’Europa mi ha fatto capire quanto le politiche comuni possano aiutare i cittadini, e quanto siano lungimiranti, se pur atricolate e macchinose nei processi decisionali.
In sostanza, io credo in un Europa Unita, anzi in un Europa Nazione. Sono cresciuto nella provincia autonoma di Trento, un luogo dove chi governa è vicinissimo al cittadino, nel bene e nel male. Per questo credo che il modello per una nuova Europa debba passare per uno svuotamento di potere degli stati nazione a favore di un governo federale europeo, che possa applicare le proprie politiche a livello territoriale. Io immagino un’ ’Europa federale, ma che non sia una federazione di stati sovrani, bensì una federazione con territori, e regioni transnazionali autonome e molto prossime al cittadino. Regioni contigue per caratteristiche demografiche, geografiche, culturali e sociali, con ampie autonomie. Immagino un parlamento Europeo molto più forte, immagino che i membri di questo parlamento possano essere tutti votati da tutti i cittadini europei. Perchè devo votare per forza candidati italiani al parlamento Europeo? Io voglio votare in tedesco! Magari un tedesco con un idea di economia diversa da quella della Merkel!
Io immagino un governo Europeo che risponda ad un parlamento Europeo eletto dai cittadni. Ed a governi locali che si facciano interpreti nel concreto delle istanze dei cittadini. Immagino gli stati nazione piano piano svuotarsi delle proprie competenze, per restare in vita solo per garantire la sicurezza, la giustizia e (in parte) l’istruzione. Immagino un’Europa multietnica, capace di innovare, di creare lavoro nuovo e migliore attraverso la cretività mediterranea e l’organizzazione teutonica. Immagino i miei figli poliglotti, immagino un’ Europa che garantisce l’energia pulita a tutti i suoi cittadini, che paga una pensione a tutti i suoi cittadini. Immagino un’ Europa vera, bellissima, universale, umanista e all’avanguardia. Immagino un’Europa in cui ogni singolo cittadino pensi prima al bene comune e poi al bene proprio. Questo per me è l’Europa, io mi sento Europeo, in quanto miscuglio di tutte le culture che compongono l’Europa.
Io mi sento ricco di tutte le sfaccettature del vecchio continente. Mi sento a casa mia a Berlino come a Bruxelles, a Nicosia come a Valencia, a Parigi come a Sarajevo. La mia visione non sono gli “stati uniti” d’Europa….no, quello è un brevetto vecchio, d’oltreoceano. La mia visione è un’ Europa Europa. Dall’Islanda a Malta. Da Lisbona a Istanbul. Da Venezia a Scutari, da Milano a Skopje. Da San Sebastian a Sarajevo.
Siamo una cosa sola, unica e meticcia. Unica, e meticcia. E’ la nostra forza. Prendiamone atto.

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4 Responses to EUROPA EUROPA

  1. lalebragora says:

    mi piace questo ottimismo! ma ho una sola paura. Gli stati sovrani che compongono l’Europa hanno storie diverse che necessariamente generano popolazioni diverse. Vorrei anche io che si aprissero ad un governo saggio e lungimirante, meticcio e ricco dell’esperienza diversa di ogni paese. Anche a me piacerebbe che si aprissero le frontiere della mente come ormai si è fatto con quelle ai confini fra gli stati. Ma credo che non si possa non tener presente che ogni popolo prende i provvedimenti a modo suo, che ognuno ha una reazione diversa alle stesse leggi, che per centinaia di motivi differenti le singolarità delle popolazioni possono diventare un punto di forza ma anche di scontro. Un governo super partes deve sempre necessariamente tenere in considerazione le specificità. E non è solo una questione di bisogni, è piuttosto una questione di modi di vivere e percepire la realtà. Confido che le ultime generazioni riescano a portare un po’ di cosmopolitismo in ognuno dei loro paesi, tenendo sempre presente però le loro origini. Nel padiglione catalano della Biennale Architettura di Venezia il visitatore viene accolto da questa citazione, che mi sembra opportuna: “He who forges ahead creating something new does so like a rower, moving forward but back-paddling, looking behind him, towards the past, towards what exists, so as to be able to reinvent its underpinnings.” -Jorge Oteiza-

    • caro Lele, se leggi bene l’articolo trovi la riposta….e la risposta è governi locali forti+governo centrale debole. Un friulano ha pìù cose in comune con uno della Gorenjska che con un calabrese.

  2. simop says:

    la prima volta che ho proprio sentito di essere europea è quando ho attraversato l’oceano! L’Europa ha “storia”, il cittadino europeo di qualsiasi nazione sia vede le cose in prospettiva, l’americano no.

  3. Anna Ditta says:

    Europa: uniti nella diversità

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