L’AGENDA BULDRINI [parte 3]

Sto per parlare di un tema che mi sta particolarmente a cuore. Questo mio microscopico sforzo di esprimere la mia visione di Europa, in questa piccola competizione elettorale lo voglio dedicare con ogni neurone del mio cervello a Josip Reihl-Kir: passaporto Jugoslavo, nazionalità Croata e tedesca, ma soprattutto Europeo.

Europa

– io mi sento europeo. E voglio più Europa. Il lavoro che faccio e le esperienze di vita che ho percorso mi hanno portato a conoscere e amare il mio continente. Mi sento Europeo Italiano. Sono convinto che il concetto di Stato Nazione vada superato. Questo concetto porta dentro di se il germe del nazionalismo, e costituisce l’ultima e vetusta eredità di un passato europeo fatto di conflitti e guerre.

– La creazione della Comunità Europea prima, e dell’Unione Europea successivamente, ha permesso che non succeda più quello che è successo ai miei nonni. Mio nonno paterno arruolato nell’esercito Italiano, quello materno in quello Austriaco; entrambi impegnati nella prima guerra mondiale l’uno contro l’altro. I miei nonni si sparavano in guerra. Il loro nipote è cittadino dell’Unione Europea, i miei figli saranno cittadini degli Stati Uniti d’Europa, i figli dei miei figli saranno Europei cittadini di un continente senza confini, fatto di governi locali vicini al cittadino, e di un Governo Europeo democratico, sociale, moderno.

– Nel breve periodo è necessario rafforzare l’Euro, attraverso la democratizzazione delle attuali istituzioni europee. Non basta una moneta unica. Serve un’Europa democratica che si muova con politiche uniche al proprio interno e verso il resto del mondo. E’ prioritario definire una legge elettorale unica per il parlamento europeo, che preveda la possibilità di eleggere liste ed esprimere preferenze transnazionali, e che permetta di eleggere direttamente il Presidente della Commissione Europea. Quest’ultima figura dovrà anche ricoprire la carica di Presidente del Consiglio Europeo. Eletto dai cittadini.

– Sempre nel breve periodo bisogna rivedere il ruolo stesso del Consiglio Europeo. Questo organo, espressione della sovranità degli Stati, non deve più avere l’ultima parola sulle proposte di legge e sulle norme proposte da Commissione e Parlamento. Al contrario, deve assumere un ruolo di garanzia dei principi fondamentali, espressi nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione.

– in quest’ottica va semplificato l’iter legislativo per i regolamenti e le direttive europee. Mantenendo il principio della sussidiarietà.

– Nel lungo periodo, e di questo sono particolarmente convinto, sarà necessario trasformare l’Unione Europea non più in una specie di federazione di stati, ma in qualcosa di molto più ambizioso, qualcosa che corrisponda alla sua stessa natura multinazionale, multiculturale e multietnica. La mia visione è quella di un’Europa Europa: un’ unione di Governi Regionali Autonomi, transnazionali. Con organi di governo il più vicini possibile ai cittadini. Il ruolo degli stati nazione deve essere sempre meno importante. Nella mia ottica lo stato nazione non esisterà più. Sopravviverà il concetto di nazionalità, che però deve perdere la parte di significato che genera confini e barriere tra i popoli e le culture. Non esiste nazione europea senza una minoranza al proprio interno. Non esiste confine interno europeo che non sia stato conteso e ridisegnato decine e decine di volte. Ciò significa che le nazioni non sono concetti statici, non sono mero territorio. Il concetto di nazionalità deve ancorarsi a un livello più alto, rispetto al mero concetto di territorio. La nazionalità è in primo luogo cultura. CULTURA. Questo ci hanno insegnato 2 guerre mondiali e una guerra civile europea (in ex Jugoslavia).L’Europa è fatta da un pezzo, tocca agli europei diventare adulti, diventare grandi, diventare europei veri.

– L’Europa va poi allargata il più possibile. Va favorito ancora di più e va velocizzato l’ingresso in Europa di Bosnia, Albania, Montenegro, Serbia e Macedonia. Nella visione di un’Europa futura non può mancare la Turchia, e non può mancare il Libano.

– L’Europa, infine, deve interloquire con Ucraina e Bielorussia, fino a valutarne l’ingresso a pieno titolo. L’Europa è mediterranea, e deve quindi dialogare apertamente con tutti i paesi del Mediterraneo, compresi i paesi arabi del nordafrica.

Tengo particolarmente al tema dell’Europa, e voglio essere chiaro. Quello che ho scritto per il breve termine è fattibile già domani. Quello che è importante è superare le nazionalità e i nazionalismi. Non hanno più senso. L’Europa è un miscuglio di storia e popoli, è una mole di arte, cultura e tradizione che non ha rivali nel mondo. L’unico modo che abbiamo per competere con Cina, Indie e gli altri nuovo colossi è prendere coscienza della nostra identità. Della nostra grandezza non come singoli stati, ma come continente culla di una civiltà e di una cultura unita e unica nella diversità. L’Europa è, geograficamente, il continente più particolare della terra, è bagnata dal mare interno con più segni di culture sovrapposte e diverse nei secoli. Siamo tutti europei, dobbiamo restituire alla nostra casa la dignità che spetta ad essa.

Tornare indietro, rivolgersi di nuovo agli stati nazione, significa non avere una visione prospettica del futuro. Significa non investire, non crescere, non fiorire. Voglio vivere in Europa, voglio i miei figli cittadini europei, capaci di parlare più lingue, di capire più culture e di essere aperti alle diversità, di essere ampi ed accoglienti come il mediterraneo.

L’Europa deve essere inclusiva e non un club di nazioni bulle e con i conti a posto.

europa

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