BENVENUTA SCONFITTA

E’ successo di nuovo. Il centrosinistra non ha vinto. O meglio, il centrosinistra ha perso. Ormai per l’ennesima volta. Nonostante tutto giocasse a suo favore, il centrosinistra, ha di nuovo mancato l’occasione per governare. Abbiamo fallito. Ha fallito SEL, il partito di cui faccio parte e per il quale ero candidato, ed ha fallito il PD. Il centrosinistra ha dimostrato di non aver imparato nulla dalle precedenti sconfitte. Il centrosinistra ha dimostrato di non aver capito il paese. Il centrosinistra ha perso. Ed è colpa del centrosnistra. È soprattutto colpa del centrosinistra.
Sono davvero sconfortato da questi risultati elettorali, sono davvero stupito di quanti italiani votino ancora per un centrodestra così orrido e bieco. Ma non posso nascondere il mio sconcerto più grande. Che è figlio dell’aver vissuto per la prima volta dall’interno una campagna elettorale e una consultazione politica tra le più importanti del decennio. È uno sconcerto a cui sono preparato. È uno sconcerto che mi ha protetto dallo shock di questi risultati. È uno sconcerto che mi ha insegnato molte cose, e che mi ha fatto toccare con mano i nervi e la pelle del mio paese come mai avevo fatto prima. E quello che ho toccato, quello che ho vissuto non mi è piaciuto. Perché ho visto, e continuo a vedere, una sinistra quasi patologicamente schiava di una propria immagine, di un proprio “idealtipo”, che non è più coerente con la struttura sociale italiana. Rimanendo attaccati a questa immagine, a questo idealtipo, abbiamo guidato noi stessi verso la sconfitta. Con disarmante consapevolezza, quasi giustificando in anticipo la nostra probabile debacle lungo tutta la campagna elettorale.
Io credo che l’immagine di se stessa che ha la sinistra vada cambiata, credo che la sinistra debba prendere atto della realtà. E la realtà è che la sinistra, e con sinistra intendo il PD e SEL, commetta prima di tutto un grave errore di superbia. La sinistra in Italia, rifiuta consapevolmente, di conquistare una parte dell’elettorato di centro-destra. La sinistra italiana lavora per spostare il centro a sinistra, ma non lavora, si rifiuta di lavorare, per conquistare voti a destra. Credo che se ci si presenta al paese come forza di governo, e l’Italia è un paese con una destra molto forte, questo sia un errore madornale. E qui l’errore più clamoroso lo ha commesso il PD. Il PD avrebbe dovuto incoronare Renzi a proprio leader. Invece hanno concesso quasi a malapena a Renzi di fare le primarie, con la dirigenza del PD evidentemente infastidita dalla possibilità che un giovane di 38 anni con molto appeal comunicativo prendesse il posto Bersani. E la maggioranza del PD ha fatto di tutto per ostacolare un proprio giovane di 38 anni con molto appeal comunicativo a diventare il candidato premier. Questo è stato il grande, e imperdonabile, errore del PD.
Poi c’è l’errore di fondo della sinistra-sinistra, di SEL soprattutto. La sinistra-sinistra (ma anche il PD), oltre a non voler conquistare voti al centrodestra, commette un grave errore di fondo. Per spiegarlo ho bisogno di citare Sandro Pertini, quando dice che: “non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà”. Bene, è sul concetto di giustizia sociale (e sto per dire una cosa grossa), che ormai la sinistra-sinistra è andata fuori fuoco. Completamente. Secondo me, purtroppo, non ha capito che la giustizia sociale non è più solo “tutela” dei più deboli, tutela dello status quo, tutela dei diritti acquisiti. Ma è anche, e in Italia soprattutto, valorizzazione del merito delle persone. Giustizia sociale significa garantire le stesse possibilità e le stesse opportunità per il futuro a tutti. Troppi giovani non si sentono solo precari, ma si sentono anche umiliati da un sistema sociale che a fronte di classi lavorative giustamente tutelate, non li valorizzano. Troppi giovani lavoratori non hanno il posto che meritano, non hanno la responsabilità che meritano non hanno le possibilità e le opportunità che meritano. I giovani chiedono un’opportunità, e la sinistra non è in grado di dargliela. Perchè molto, troppo spesso, i posti che dovrebbero spettare loro per merito, sono occupati da qualcuno più tutelato di loro. Che non merita quel posto. Giustizia sociale significa anche non sacrificare le energie più buone, significa lasciare spazio a chi merita di più, significa trasparenza nella valutazione, nelle carriere, significa riconoscere che chi fa di più e chi è più bravo, e lo dimostra in maniera trasparente, deve essere premiato. Su questo concetto di giustizia sociale, strettamente progressista e davvero rivoluzionario, nel paese del familismo amorale qual è l’Italia, la sinistra-sinistra, la mia sinistra, ha fallito. Ed è per questo che non ha vinto.
Sono concetti e riflessioni che porto con me da parecchio tempo, e che sono frutto di ciò che vedo e ciò che mi accade quotidianamente. Sono concetti e riflessioni che ho condiviso con molte persone. Sono concetti e riflessioni che trovano conferma nei risultati elettorali odierni.
Prima di cambiare l’Italia dobbiamo cambiare noi stessi. Dobbiamo cambiare la sinistra.
Anzi, avremmo già dovuto cambiare da un pezzo. Gli italiani ce lo dicono da tanti anni. E noi abbiamo ascoltato solo le parole che ci faceva comodo ascoltare. Reificando un’idea di ciò che vorremmo essere, e perdendo il contatto con ciò che DOVREMMO essere. Continuare su questa strada è un errore madornale.
Se serve a capire questo, dunque, benvenuta sconfitta.

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