L’ AGENDA BULDRINI [parte 1]

Davvero non ho il tempo, e nemmeno la forza di scrivere un’agenda programmatica. Quelli che seguono sono spunti, temi e ragionamenti che voglio condividere con voi. E che sono la base di ciò che penso e di ciò che vorrei fare per l’Italia. Non vi chiedo semplicemente di leggerli e giudicarli, vi chiedo di aiutarmi a migliorarli. Ecco i primi due: “economia e innovazione” e “debito pubblico e spread”. Seguiranno “Lavoro”, “Europa”, “welfare”, “ambiente e energia”, “diritti” e “politica estera”.

Economia e (è) Innovazione

– Rinnovare l’economia, con politiche che spostino il valore dalla quantità della produzione alla qualità dei beni prodotti, e dalla quantità di prodotti consumati alla qualità dei consumi.

– Ricominciare ad investire in Ricerca e Innovazione, garantendo il mantenimento delle quote di finanziamento ordinario per le Università e aumentando del 30% gli investimenti in ricerca e innovazione nei prossimi 5 anni (fermi in rapporto al PIL al 1985). Questo come obbiettivo minimo.

– Riqualificare il motore del lavoro e dell’economia, ovvero le persone. Non siamo consumatori, siamo cittadini. Dobbiamo garantire il merito in tutti i posti di lavoro, soprattutto nelle carriere strategiche, nella ricerca, e nelle posizioni manageriali. Il merito dove serve di più. Il merito dove ora ci sono le clientele e il nepotismo. Questo significa Qualità del lavoro, qualità dell’economia, e Giustizia Sociale. Che significa mettere TUTTI nelle condizioni di diventare ciò che vogliamo, nel miglior modo possibile.

– Riportare a casa le eccellenze italiane: il 75% dei ricercatori eccellenti italiani, con in mano un finanziamento europeo dell’ERC, lo ottengono in università straniere. Queste persone sono le nostre migliori risorse. Che noi regaliamo letteralmente ai nostri competitor. E’ prioritario creare un fondo dedicato, per permettere a queste persone di poter rientrare in Italia nella posizione che si meritano, creando posti di lavoro qualificati, creando le condizioni perché fiorisca la qualità delle idee, la qualità dei prodotti, la qualità dell’economia.

– Favorire la creazione in Italia (per esempio a Marghera) di centri di eccellenza internazionali dell’Innovazione. Entro il 2018 ci sarà spazio per la creazione di nuovi nodi dell’European Institute of Innovation and Technology. E’ strategico, e prioritario, che l’Italia sia la sede del nodo manifatturiero, e di altri nodi strategici per l’economia del paese. Essere un nodo dell’EIT significa finanziamenti per il territorio, posti di lavoro qualificati, e opportunità per lo sviluppo industriale. Il tutto finanziato dall’Unione Europea.

debito pubblico e spread

– bisogna affrontare il tema a livello Europeo e non più nazionale. E’ necessario spostare il vincolo del pareggio in bilancio dai singoli stati al livello Comunitario. Se deve essere pareggio in bilancio che sia Pareggio di Bilancio Unico Europeo.

– sempre un questa ottica, e conseguentemente, si dovrà prevedere la creazione degli Eurobond, a garanzia del debito pubblico continentale-europeo. E fine dello spread. Per sempre.

– dobbiamo gestire in maniera più efficiente la cosa pubblica, gli enti pubblici. Dobbiamo premiare ed incentivare le persone che lavorano bene nel pubblico, ad ogni livello. Chi contribuisce all’efficienza della gestione della cosa pubblica deve essere premiato a tutti i livelli. L’impiegato che facilita l’accesso ai servizi per il cittadino deve essere premiato tanto, se non di più, del manager o del presidente di un ente.

– E’ necessario introdurre una cultura pro-attiva nella cosa pubblica. Fornendo ai dipendenti pubblici la formazione che meritano, responsabilizzando il loro ruolo, premiando le loro capacità. Dobbiamo lavorare per un’amministrazione pubblica che faciliti la risoluzione dei problemi dei cittadini, e che al contrario non rappresenti una barriera burocratica in tal senso.

– a livello nazionale, e come obbiettivo a breve termine, occorrerà in primo luogo far pagare le tasse a TUTTI. Oltre alla Casta dei politici, esiste una casta ben più pericolosa e dannosa: quella degli evasori. Colpirli significa anche introdurre il reato di evasione fiscale per medio-grandi evasori.

– dobbiamo, nell’ottica di una maggiore integrazione europea, spendere meno per armi, esercito e missioni di “pace”. Queste spese vanno, non solo diminuite, ma spostate a livello Europeo. Un Esercito europeo significa che non dovremmo pagare più un esercito nazionale.

– nel quadro del bilancio statale dobbiamo ripensare al metodo di finanziamento degli enti locali. Ciò non significa automaticamente “federalismo fiscale”. Significa dare autonomia amministrativa agli enti locali, unita a competenze legislative e autonomia finanziaria. L’obbiettivo non sarà il mero risparmio, ma l’avvicinamento del cittadino all’amministrazione. Più autonomia alle regioni significa meno vincoli per le politiche più vicine alle persone.

Come ho già detto, si accettano contributi e consigli. Da tutti. Ricordatevi: 30 dicembre, collegio Veneto2.

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CI SONO ANCH’IO

Bene, è ufficiale: sono candidato alle primarie di Sinistra Ecologia Libertà per la Camera dei Deputati, nel collegio Veneto 2. Avevo pensato di candidarmi fin dal primo momento in cui si è iniziato a parlare di primarie per il parlamento, e il mio desiderio si è potuto concretizzare grazie alla volontà di SEL di essere fino in fondo un movimento inclusivo, di essere una forza aperta, che punta a crescere e a guardare oltre se stessa. Sono assolutamente consapevole di ciò che significano queste primarie, di come ci siamo e di come ci sono arrivato. E sono ancora più consapevole dell’assoluta crucialità del passaggio politico che l’intera Italia sta per affrontare con le prossime Politiche.

Ho passato molto tempo, e speso molta energia, per protestare, per dissentire, e soprattutto per pontificare dalle pagine di blog, da facebook, e nei discorsi con centinaia di persone. Vivo quotidianamente, a livello professionale, il senso di frustrazione, e a volte la rabbia tutta italiana, di essere consapevoli dei difetti e dell’incultura di questo paese, della sua arretratezza, del clientelismo, del nepotismo che la segnano e ne precludono lo sviluppo prima ancora che i suoi stessi governi, orridi o meno.

Posso assicurarvi che tutte queste energie sono niente in confronto all’energia che serve per mettersi in gioco personalmente, per cercare di dare il proprio contributo concreto per migliorare le cose. Migliorare le cose. Le cose possono e devono migliorare, per tutti. Nel mio piccolo mi sono impegnato in politica perchè, di fronte alle macerie di un’Italia berlusconiana, avevo deciso di dare un’ultima possibilità al mio paese. Da quando l’ho fatto ho scoperto quanto sia difficile e duro fare ogni piccolo passo nell’obbiettivo di migliorare le cose. È come stare in prima linea in mischia chiusa a 30 centimetri dalla meta, e spingere con tutte le proprie forze sudando ogni millimetro.

E alla fine penso che, forse, è l’Italia che sta dando a noi una possibilità, per cambiarla. A noi. E’ questo che penso. E’ finito da un pezzo il tempo delle parole e delle prediche. E’ finito da un pezzo il tempo. Chi sa fa, chi non sa insegna. Chi si butta nella mischia spinge più che può. Perchè quando si fa meta, nel rugby come nella politica che penso io, è meta per tutti. Per tutti. Dateci dentro.

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Ah, dimenticavo possono votare tutti quelli che lo hanno già fatto alle primarie del centrosinistra, e tutti gli iscritti SEL. Di nuovo: dateci dentro.

cisonoanchio

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EUROPA EUROPA

Da più parti, e da più di una formazione politica e relativi leader, ormai si sprecano gli attacchi all’Europa, e alla moneta unica. Sollecitato in prima persona da alcuni amici credo sia giunto il momento di scrivere due righe sull’argomento. Non parlerò dell’Euro, materia tecnica più che ideologica, strumentalizzata da demagoghi e demiurghi del web come causa di tutti i mali; bensì dell’Europa come entità politica, dell’Unione Europea in quanto insieme di stati nazione, di come sia oggi e di come – e cosa – secondo me dovrebbe diventare. E soprattutto di come l’esistenza di un’ Europa Unita sia, oggi come non mai, di vitale importanza per futuro. Di tutti.
Dunque, che cos’è l’Unione Europea oggi? E’ un’istituzione sovranazionale, formata da singoli stati sovrani, e composta da organi decisionali ed esecutivi, che ha preso vita attraverso successivi accordi internazionali. Tale istituzione si propone di armonizzare e migliorare le politiche degli stati nazione che la compongono attraverso delle norme sussidiarie alle singole giurisprudenze nazionali. Non è un’entità federale, ma non è nemmeno una mera associazione di scopo. E’ un ibrido, un esperimento particolare scaturito alla fine della seconda guerra mondiale, tra le altre cose, per impedire materialmente un ulteriore guerra fra stati nazione europei, mettendo in comune le risorse economiche di colossi come Germania e Francia e proponendosi di “essere risoluti a rafforzare le difese della pace e della libertà e a fare appello agli altri popoli d’Europa, animati dallo stesso ideale, perché si associno al loro sforzo” (trattato di Roma, 1957).
L’unione Europea, dunque, è una non più giovane signora di 55 anni. Dal 1957 ad oggi è cambiata, ha acquisito sempre nuove competenze politiche, ha visto cambiare i propri organi di governo, si è allargata fin dove negli anni 80 sembrava impossibile. Ma nell’impianto è rimasta, haimè, quella di 55 anni fa: un insieme di stati sovrani. Ecco, io credo risieda proprio qui il nocciolo della crisi europea di questi anni. Finchè non si lavorerà su questo, su un rinnovamento dell’ Unione Europea che parte dalla crisi degli stati nazione, non si riusciranno a creare politiche e visioni europee costruttive. L’europa è in crisi perchè sono in crisi gli stati nazione, non viceversa. L’Europa è così attaccabile e così facile da demolire, proprio perchè è un insieme di stati. Io credo che sia giunto il momento di decidere: stare dalla parte di chi vuole distruggere catarticamente l’esperimento europeo nel nome dei bei tempi andati dell’italia miracolosa e della lira svalutata; oppure costruire un’Europa nuova, più forte, più democratica. Credo che l’Unione Europea in sè stessa sia in perfetta salute. Credo siano gli stati nazione che stanno arrancando. Credo che la soluzione dunque, non sia “meno europa”, ma “meno stati nazione” e “più Europa”.
Volete sapere perchè? Volete sapere il perchè di tanto europeismo? Ok, vediamo se riesco a spiegarvelo. Prima di tutto l’Europa c’è ma non si vede; è merito dell’Europa se oggi una donna incinta può entrare in un bar e non respirare il fumo passivo di qualche decina di sigarette; è merito dell’Europa se oggi posso volare da Treviso a Cipro con meno di cento euro; è merito dell’Europa se un sacco di miei amici hanno fatto l’Erasmus a Barcellona; è merito dell’Europa se in caso mi rubassero il passaporto in Sri-Lanka potrei rivolgermi all’ambasciata Francese (o di qualsiasi altro stato europeo) per ri-ottenere i documenti; è merito dell’Europa (in particolare del parlamento europeo) se il patto che limitava la libertà di contenuti sul web (ACTA) non è entrato in vigore; è merito dell’Europa se ti rompi un piede a Berlino e non devi sborsare un centesimo per farti curare. Ma soprattuto, vorrei farvi notare una cosa, è merito dell’Europa se posso circolare liberamente da casa mia fino a Ljublijana o fino a Lisbona. Forse voi lo date per scontato, ma io no. Poco meno di un secolo fa mio nonno paterno imbracciava il fucile sulla Piave contro gli Austriaci, mentre mio nonno materno combatteva nello stesso esercito austriaco. Settant’anni fa mia madre scendeva nei rifiugi per proteggersi dalle bombe tedesche, e mio padre si vedeva puntare in faccia un fucile da un soldato nazista. Bene, ora io posso tranquillamente attraversare prima la Piave poi l’Isonzo, e raggiungere il lago di Bled, con tutta la mia famigliola. Senza mostrare nessun documento. Non è poco. Infatti negli ultimi anni ho girato l’Europa in lungo e in largo. E ho dato per scontato di poterlo fare.
Da dieci anni, poi, per lavoro mi occupo dei programmi quadro europei per la ricerca scientifica, lavoro a stretto contatto con le regolamentazioni europee, con i metodi dell’Unione Europea e con gli uffici della Commissione UE, composti da cittadini di tutti gli stati europei. I viaggi di lavoro e di tempo libero, e la professionalizzazione che ho acquisito mi hanno fatto respirare una cultura comune europea, mi hanno fatto sentire europeo, mi hanno fatto capire quanto abbiamo in comune con i tedeschi, i belgi, gli spagnoli, i croati, i francesi…..insomma ho capito che l’Europa è anche una cultura comune. Una cultura fatta di tante diversità, accomunate da un modello economico attento agli aspetti della tutela del cittadino. Da un welfare umano. In questo senso c’è tanto da fare, e l’Italia ha tanto da imparare. Lavorare con l’Europa mi ha fatto capire quanto le politiche comuni possano aiutare i cittadini, e quanto siano lungimiranti, se pur atricolate e macchinose nei processi decisionali.
In sostanza, io credo in un Europa Unita, anzi in un Europa Nazione. Sono cresciuto nella provincia autonoma di Trento, un luogo dove chi governa è vicinissimo al cittadino, nel bene e nel male. Per questo credo che il modello per una nuova Europa debba passare per uno svuotamento di potere degli stati nazione a favore di un governo federale europeo, che possa applicare le proprie politiche a livello territoriale. Io immagino un’ ’Europa federale, ma che non sia una federazione di stati sovrani, bensì una federazione con territori, e regioni transnazionali autonome e molto prossime al cittadino. Regioni contigue per caratteristiche demografiche, geografiche, culturali e sociali, con ampie autonomie. Immagino un parlamento Europeo molto più forte, immagino che i membri di questo parlamento possano essere tutti votati da tutti i cittadini europei. Perchè devo votare per forza candidati italiani al parlamento Europeo? Io voglio votare in tedesco! Magari un tedesco con un idea di economia diversa da quella della Merkel!
Io immagino un governo Europeo che risponda ad un parlamento Europeo eletto dai cittadni. Ed a governi locali che si facciano interpreti nel concreto delle istanze dei cittadini. Immagino gli stati nazione piano piano svuotarsi delle proprie competenze, per restare in vita solo per garantire la sicurezza, la giustizia e (in parte) l’istruzione. Immagino un’Europa multietnica, capace di innovare, di creare lavoro nuovo e migliore attraverso la cretività mediterranea e l’organizzazione teutonica. Immagino i miei figli poliglotti, immagino un’ Europa che garantisce l’energia pulita a tutti i suoi cittadini, che paga una pensione a tutti i suoi cittadini. Immagino un’ Europa vera, bellissima, universale, umanista e all’avanguardia. Immagino un’Europa in cui ogni singolo cittadino pensi prima al bene comune e poi al bene proprio. Questo per me è l’Europa, io mi sento Europeo, in quanto miscuglio di tutte le culture che compongono l’Europa.
Io mi sento ricco di tutte le sfaccettature del vecchio continente. Mi sento a casa mia a Berlino come a Bruxelles, a Nicosia come a Valencia, a Parigi come a Sarajevo. La mia visione non sono gli “stati uniti” d’Europa….no, quello è un brevetto vecchio, d’oltreoceano. La mia visione è un’ Europa Europa. Dall’Islanda a Malta. Da Lisbona a Istanbul. Da Venezia a Scutari, da Milano a Skopje. Da San Sebastian a Sarajevo.
Siamo una cosa sola, unica e meticcia. Unica, e meticcia. E’ la nostra forza. Prendiamone atto.

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DENTRO E FUORI DALL’EURO

Apprendo dai titoli degli ex giornali di regime, dai discorsi della gente, dalle dichiarazioni dell’ex-presidente Berlusconi e dalle affermazioni di numerosi “grillini”, che si va diffondendo in Italia il partito trasversale dei “fuori dall’Euro”. Un partito talmente trasversale che investe anche alcune frange della sinistra extra-PD.
Ora, spero che chi la pensa in questo modo sia consapevole delle conseguenze che un’uscita dell’Italia dall’Euro comporterebbe. Siamo entrati nella moneta unica con un cambio di 1936 lire per 1 euro. Se domani uscissimo dall’euro, tenendo conto del dollaro come costante per misurare il valore della moneta unica, un euro varrebbe 2766 Lire. Con una svalutazione immediata, quindi, dei nostri stipendi del 42%. I nostri stipendi, ovviamente, saranno “cambiati” a 1936 e questo genererà appunto una perdita del genere.
Ci avete pensato? Eppure non ci vuole molto a capirlo. Nel 2001 1 dollaro valeva 2196 lire. Adesso un dollaro vale 0.78 euro. Fare i calcoli è semplice.
Troppo criptico il ragionamento? Bene, ecco alcuni esempi:
– il mio stipendio in euro è circa1300. Inlire “reali” sarebbe circa 3,6 milioni. Solo che il cambio sarebbe quello del 2001, quindi il mio stipendio diventerebbe 2,5 milioni. Con una perdita netta di un milione di lire.
– Un litro di carburante diesel, tuttavia, sarebbe ri-calcolato al cambio “reale”. Se oggi costa circa 1,6 euro al litro mi troverei a pagare 4425 lire per ogni litro di benzina. Circa 180MILA lire ogni pieno. Dopo 13 pieni mi sarei già fumato un mese di stipendio.
– Andiamo avanti. La ricarica del cellulare da 25 euro costerebbe all’improvviso 70MILA lire.
– la bolletta da 36 euro per internet costerebbe all’improvviso 100MILA
– le spese condominiali di 25 euro al mese, altre 70MILA lire
– un pacchetto di sigarette 12MILA lire
– la rata dell’asilo di mia figlia, 160 euro, sarebbe 446MILA lire. Un quinto del mio stipendio (attualmente è un ottavo del mio stipendio)
Sono solo alcuni esempi, per dimostrare come il polverone “fuori dall’euro” che si scatenerà nei prossimi mesi sia solo VUOTA RETORICA sulle spalle degli elettori e dei creduloni. La verità è che uscire dall’euro è un suicidio. Vi diranno il contrario, vi spingeranno a pensare che bisogna restare a tutti i costi, e poi che bisogna uscire a tutti i costi. E, mentre vi terranno impegnati in questo vuoto dibattito, i potenti manterranno il loro potere. E in Italia non cambierà niente e nessun problema sarà risolto. Rimarremo i meno accreditati d’Europa, e ovviamente non usciremo dalla moneta unica.
Come al solito, invece di cavalcare il cambiamento lo subiremo. Perché tutti noi italiani, in fondo, siamo un po’ “piccoli borghesi” dentro. Piccoli, e servi.

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IL MOVIMENTO ULTRA’

Ho letto la prima pagina del programma del Movimento 5 Stelle, e ho scoperto che:
il programma dei grillini, nella sola prima pagina contiene: 3 volte la parola “abolizione“, 1 volta la parola “eliminazione“, 2 volte la parola “divieto“, 2 volte “obbligo/obbligatorietà“. Ed è scritto attraverso 16 comandamenti. La parola “costruzione” compare ZERO VOLTE. La prola “costruire” compare ZERO VOLTE. La parola “democrazia” compare ZERO VOLTE (una sola volta in tutto il programma). La parola “idea, idee” ZERO VOLTE in tutto il programma. Ma soprattuto la parola AMORE è ASSENTE dal programma del movimento 5 stelle. Complimenti, un bel programma.

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PENSIERI ULTRA’

Sono abbastanza deluso. Deluso dal mio paese, e dalla sua classe politica, e anche dai suoi cittadini. Non sono deluso dalla classe politica per le solite ragioni: stipendi troppo alti, privilegi ingiustificati, nepotismo, favoritismi e tutto il resto. No. Sono Deluso da qualcosa di più profondo. Di più sottile. Che pochi, secondo me, hanno colto, nel clima post berlusconiano dello stivale.
Questo qualcosa è la cosa più terribile che potesse accadere, e si tratta della radicalizzazione in molti strati della società italiana, nonché in molti ambiti della comunicazione e della propaganda politica, di ciò che io chiamo “pensiero ultrà”. Il pensiero ultrà non ha colore politico, perché può essere usato indiscriminatamente da qualsiasi formazione politica. Il pensiero ultrà non è un’ideologia perché può essere usato da qualsiasi ideologia per propagandare se stessa o per demolire ideologie altrui. Il pensiero ultrà non veicola nessuna idea, perché serve a spegnere le idee e a veicolare l’aggressività e la frustrazione degli individui, creando capri espiatori. Il pensiero ultrà discrimina chi non la pensa in un certo modo, discrimina cioè chi non sta dalla parte giusta. E definisce la sua parte come giusta e vera a prescindere. E’ un opinione arbitraria espressa in maniera violenta, distruttiva, repressiva. Chi non la pensa come me è contro di me, chi non è come me e contro di me. Questa è l’essenza del pensiero ultrà.
Questo tipo di pensiero, che trasforma qualsiasi posizione e qualsiasi dibattito politico in una questione ideologica, in cui esiste un bene ed un male assoluto ed arbitrario, ha infettato ed è penetrato alle fondamenta del dibattito civile e sociale di questo paese. Ormai, per qualsiasi questione si possono prevedere in anticipo gli schieramenti in campo, le posizioni, la retorica e tutto diventa guerra ideologica.
In questo modo si sterilizza qualsiasi dibattito, si amputa qualsiasi posizione costruttiva e si uccide la mediazione. Bloccando di fatto qualsiasi cambiamento, qualsiasi spinta all’innovazione. Tutto diventa ideologico, niente è più oggettivo, la ragione è sempre strumentale. E soprattutto il conflitto è l’unico modo per esprimere se stessi. Nel nome del pensiero ultrà si mettono da parte perfino  il rispetto e la dignità degli esseri umani, da destra a sinistra e da sinistra a destra. Senza distinzione. Per perorare questioni ideologiche si calpesta non solo il buon senso, non solo la ragione, ma perfino la dignità delle persone e la storia di intere generazioni. Dignità e rispetto non hanno collocazione politica, non hanno squadra, non sono idee astratte. Il pensiero ultrà è il campo minato sul quale tropo spesso questi concetti saltano in aria.
Io sono molto, molto deluso. Perché credevo che questo pensiero ultrà fosse frutto del berlusconismo, fosse frutto di anni di a-culturazione mediatica, di anni di lega-Nord. Sono deluso perché pensavo che l’italia progressista, e la parte politica che si rispecchia in un’ italia progressista, fosse se non immune almeno refrattaria nei confronti del pensiero ultrà. Ma purtroppo non è così. Anche la sinistra progressista, e una buona fetta della società civile, scivolano spesso nel pensiero ultrà.
Sono deluso e piuttosto affranto. Non ho ancora capito se per colpa degli anni bui del centro-destra, o se invece è un tratto tipico della cultura italiota. Ma l’ideologizzazione arbitraria di qualsiasi questione, e la retorica ultrà, hanno ormai inquinato il dibattito politico italiano.
Ormai non è più possibile parlare di nulla, senza essere inseriti in categorie e in ragionamenti ideologico-arbitrari che non fanno altro che ammazzare la costruzione del futuro di questo paese.
Speravo, come ho già scritto, che con il governo Monti la politica tornasse ad essere costruttiva, a confrontarsi con il reale, con la quotidianità del paese. Invece tutti siamo rimasti sotto il pensiero ultrà. Siamo tutti sepolti sotto un camion di rivendicazioni sacrosantissime e progressive. Siamo tutti pronti a sparare merda su chi non la pensa come noi. A prescindere, dalle sue argomentazioni.
Mentre nessuno, come nel finale della “domenica delle salme” di Fabrizio De Andrè, sta facendo autocritica. Nessuno sta mettendo in discussione i propri granitici clichè. Siamo tutti fannulloni, siamo tutti precari, siamo tutti no-tav, siamo tutti berlusconiani, siamo tutti padani, siamo tutti Matteo Renzi, siamo tutti vendoliani, siamo tutti comunisti, siamo tutti correntone PD. Tutti noi facciamo parte di una casta, che rivendica qualcosa nei confronti di caste più forti. Che bel gioco che ci hanno insegnato. E noi ci siamo caduti come allocchi.
E nessuno, dico, NESSUNO che sia disposto a discutere, a rinunciare alla propria bandierina da tifoso, per il bene di tutti. Nessuno che sia disposto a uscire dal comodo e rassicurante pensiero ultrà. Intanto io sono contro, a prescindere.
E’ proprio questo che il potere, quello vero, vuole che siamo. E nessuno sembra capirlo.
Avanti così,  verso il baratro. Ed è solo colpa nostra.

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IL SISTEMA (non sistema)

Signore e signori, il buon Leverett ha fatto l’ennesimo remix di un mio brano. Anche stavolta è venuto stra-bene. Alzate il volume, a ciodo.

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