HELTER SKELTER

Signori, quella di sabato scorso sarà una serata che ricorderò per tutta la vita: sono stato a Bologna al concerto di Paul McCartney. Max mi ha convinto a prendere il biglietto qualche settimana fa, e con lui e un altro paio di amici abbiamo raggiunto l’Unipol Arena di Casalecchio di Reno con un certo anticipo. E siamo entrati. Dovete sapere che, come al solito, ho scoperto molto tardi i Beatles, li considero una tappa imprescindibile per chiunque si voglia accostare alla musica pop, e penso che il loro disco “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” sia tuttora un’opera insuperata a 44 anni dalla sua uscita. Considero quel disco uno standard del pop e del rock. Tutto quello che è stato fatto dopo, si può rintracciare senza nemmeno troppa difficoltà tra i solchi del Sergente Pepe. Con buona pace di tutti i grandi musicisti che sono arrivati dopo. E che, evidentemente ci sono arrivati anche, dopo.
Comunque, nonostante questa mia sconfinata ammirazione per i Fab Four, ero consapevole che stavo per assistere ad uno show di un sessantanovenne, accompagnato da una signora band, ma comunque un concerto di un sessantanovenne. Colpa mia, dunque, se col senno di poi ho capito solo ora, che mentre aspettavo l’inizio del concerto avevo nettamente sottovalutato la portata di ciò che stava per accadere, e di ciò a cui stavo per assistere.
Signore e signori: alle ore 21.10 del 26 novebre 2011 io ho visto La Luce. Sir Paul McCartney ha fatto il suo ingresso di fronte a tredicimila persone attaccando con “The Magical Mistery Tour” ed è stato uno shock tellurico. Ho visto un Beatle arrivare, era proprio lui (quindi esiste!), e suonava dannatamente rock uno dei pezzi più rock dei Beatles. Cioè, avete capito bene, ve lo ripeto: B-E-A-T-L-E-S. Bene, in quel momento mi è esploso il cuore in petto, mi sono ritrovato a gridare “roll up for the mystery tour” a squarciagola e mentre stavo pensando che, cristodio, stavo cantando insieme a Paul McCartney mi sono accorto che avevo gli occhi umidi di lacrime. Lacrime. Piangevo per l’emozione. Il vecchio Macca cantava davvero, la band suonava di brutto, quindi esiste! Mc Cartney esiste! Mi sono reso conto in un attimo di aver maledettamente sottovalutato la portata dell’evento. Mai sottovalutare un Mito. Mai!
Sarò breve, perché bastano poche righe. L’uomo in questione ha suonato per 3 ore. Hem, e no…non eravamo di fronte a una decadente pantomima da pensionati. No, cazzo, sono state 3 ore di fottuto rock’n’roll. Se suono così io dopo 20 minuti chiamano il cardiologo.
Solo che a suonare era Paul McCartney. Tre ore di paradiso fra canzoni dei Beatles, dei Wings e di Paul Solista (nonché un brano dei Fireman e una cover strumentale di Foxy Lady di Jimi Hendrix). Ora, io ne ho visti di concerti nella mia vita. Ma questo li supera di gran lunga tutti. Tutto ciò che ho visto fino a questo momento è stato letteralmente spazzato via dall’attacco di “Helter Skelter”(terzo bis) e dai fuochi d’artificio di “live and let die”. Non so se mi sono spiegato. Qui bisogna rivedere il concetto di performance live. Bisogna che relativizziamo di nuovo tutto, bisogna che ri-misuriamo la velocità dei neutrini perché se c’è McCartney in giro si fermando ad ascoltare. Rileggete i titoli delle canzoni per favore. Guardatevi la scaletta. Io c’ero. Ero lì. E mi è arrivato tutto addosso come un TIR a 200 all’ora. A un certo punto su “leti it be” (!!!!!) mi è venuto un magone incredibile, e più il magone mi saliva, più mi rendevo conto di essere di fronte a McCartney e ho avuto paura di scoppiare.
Poi, va beh, le ha fatte tutte….36 canzoni di cui più di 20 dei Beatles. Le ha fatte tutte. Ce le ha sparate in faccia tutte. Dal vivo, senza ear-monitor, con una band da far paura. Ha fatto “hey jude” e abbiamo cantato tutti a squarciagola. E io ho pensato che santo cielo….stavo cantando “hey Jude” con Paul Mc Cartney. Quello di ieri non è stato un concerto. È stato come ricevere una laurea in rock’n’roll.
Ieri ho capito sulla mia pelle, e nelle mie orecchie, quanto la musica pop ha cambiato le vite di ognuno di noi. Ho capito quanto la musica dei Beatles abbia segnato un secolo della storia dell’umanità. Ieri è stato come ripercorrere in tre ore la storia delle nostre vite passate presenti e future. Ed è stato davvero tanto, tanto rock. Una roba grande. E sono senza parole. So solo che la musica, a volte, è terribilmente vicina a quella cosa che molte persone chiamano Dio, e forse è perfino meglio. Thankyou Paul, io c’ho scritto una tesi di laurea sulla musca pop, ma fino a ieri non avevo capito proprio un cazzo. Grazie.

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2 Responses to HELTER SKELTER

  1. picio says:

    io dopo live and let die, probabilmente sarei proprio die.
    che figo.
    (io mi accontento di smashing pumpkins e radiohead… dai non sono messo così male. solo che i beatles son proprio un’altra roba)

  2. dopo live and let die ho rischiato l’infarto si…..beh, cazzomerda, io i Pumpkins non li ho mai visti. e me ne dolgo tuttora. 😉

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